Quindici anni fa Rob Cohen, regista di Dragonheart e Fast and Furious, diresse xXx, film tamarro e sopra le righe che divenne a suo modo un cult del cinema Action. Inutile dilungarsi troppo, ma occorre contestualizzare ciò che verrà dopo. xXx è un’opera pionieristica e fate attenzione a dire il contrario, perché se guardate bene moltissimi dei film action usciti successivamente, è altamente probabile che troviate materiale mutuato dal lavoro di Cohen del 2002. Vin Diesel, protagonista indiscusso, vestì i sobri panni di Xander Cage con un carisma inattaccabile, quello di un James Bond con cui andresti volentieri a fare bisboccia, tra donne, alcool e tanto estremo divertimento. Veloce, senza freni, esagerato, può sembrare incredibile ma xXx è una perla dell’action moderno e pare impossibile che non sia stato il capostipite di una saga invidiabile. Tuttavia, dopo questo primo capitolo, Rob Cohen si inabissa scomparendo dai radar, passano gli anni e dopo un secondo film dai pochissimi pregi, nel 2005, ogni cosa cade nel silenzio. Almeno fino al 2017, quando vede la luce xXx – Il ritorno di Xander Cage.

In questo lasso di tempo lungo appunto quindici anni, tante cose sono cambiate. A partire da Vin Diesel, lanciato da un trittico di film favolosi e arrivato alle stelle con una saga sbanca botteghini come Fast & Furious. Forse proprio per questa ragione, per fare qualcosa di diverso da Dominic Toretto, Diesel decide di rientrare nella Xander Zone e rivestire, si fa per dire, i panni di Cage l’estremo. Meraviglioso, non fosse per una cosa: quegli anni, qui, si sentono tutti. E mi piange il cuore a scriverlo.
xXx – Il ritorno di Xander Cage sembra un direct-to-video di transizione, un blando allenamento per l’attore principale tra un blockbuster e l’altro. Ed è pazzesco affermare una cosa simile visti gli attori a disposizione, tuttavia l’impressione è quella di stare guardando qualcosa di sbagliato, di superfluo e di vecchio.

Tutto ha inizio con Samuel L. Jackson, che in fase di reclutamento chiacchiera con Neymar. Sì, il calciatore, perché qua siamo in un film giovane, che più giovane non si può. Quando il locale esplode a causa di un satellite precipitato al suolo, Xander Cage viene nuovamente reclutato per fermare Xiang, presunto terrorista armato con il vaso di Pandora, arma in grado di controllare tutti i satelliti in orbita.

D.J. Caruso ha a disposizione tutto quello che serve per portare a casa la partita ma, nemmeno troppo sorprendentemente, non è in grado di farlo. Certo, ad aiutarlo non c’è lo script ispirato del primo episodio, che aveva nell’esagerazione consapevole e genuina il punto di forza, ma anche con un premio oscar alla sceneggiatura i suoi limiti di regia sarebbero stati evidenti. Non c’è scena d’azione valorizzata a dovere e, a esclusione di alcuni momenti nel finale, l’inadeguatezza è palese. Avere nel cast gente come Donnie Yen e Tony Jaa senza essere in grado di sfruttarli come si deve è un delitto e, a parte il poco che fanno, ogni volta è un supplizio di montaggio e regia. Persino Vin Diesel pare svogliato, la parodia di sé stesso e del suo personaggio, un cinquantenne vestito come un adolescente che si è alzato la mattina senza capire da che parte abbia la testa. xXx – Il ritorno di Xander Cage è un’occasione pazzescamente sprecata, una tragedia priva di gusto e la dimostrazione che non bastano grandi nomi per fare un grande film. Gareth Evans insegna.

xXx – Il ritorno di Xander Cage
Titolo originale: xXx – Return of Xander Cage
Anno: 2017
Durata: 1h 47min
Regia: D.J. Caruso
Cast: Vin Diesel, Donnie Yen, Deepika Padukone, Nina Dobrev, Ruby Rose, Tony Jaa, Kris Wu, Rory McCann, Michael Bisping, Toni Collette, Samuel L. Jackson

Manuel Leale
mleale@shakemymag.it
Figlio degli eighties, cinefilo compulsivo, sfogo la malata ossessione per la settima arte nei deliri ansiogeni dello scrittore. Critico, sceneggiatore, turista per caso, indosso con godereccia soddisfazione la maschera del cinico misantropo, maschera che cade con imbarazzante facilità. Vado matto per l’espressione “Cowabonga!”, peccato non la si possa usare con tanta frequenza. Se non sono in una sala buia davanti a un grande schermo, potete trovarmi in viaggio nel tempo e nello spazio a bordo di una cabina blu.

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