Una tappa fondamentale della storia della nazionale di basket statunitense è rappresentata dal torneo olimpico del 1988 in Corea del Sud. Il team USA si presenta a quell’edizione (stranamente) con i favori del pronostico, avendo stravinto davanti al pubblico di casa l’edizione precedente, tenutasi a Los Angeles. Un’edizione molto particolare, in cui brillò un certo giocatore, proveniente dall’università di North Carolina: Michael Jeffrey Jordan, o, più semplicemente, il più forte giocatore di tutti i tempi.
Inoltre la squadra USA era forte dell’altro titolo vinto due anni prima, il campionato del mondo, guidata da un formidabile David “The Admiral” Robinson. Un titolo dal sapore particolarmente speciale, perché ottenuto in finale contro gli storici rivali dell’URSS, rei di aver “scippato” gli statunitensi nella storica partita di Monaco nel 1972. Per ulteriori informazioni, rileggete il primo appuntamento del reportage.

DI NUOVO USA CONTRO URSS

Sono passati solamente due anni da quell’ultima sfida tra le due compagini e questa il volta il destino sportivo prende un’insolita decisione: solo una delle due squadre avrebbe disputato la finale del torneo olimpico di Seul. Infatti le due superpotenze si sarebbero affrontate in semifinale, in una partita dal livello tecnico elevatissimo, con la squadra sovietica pronta a vendicarsi della sconfitta al mondiale e il team statunitense disposto a tutto pur di portare a casa l’ennesima medaglia d’oro.
Gli USA, orfani di “Air” Jordan, possono contare sul già citato Robinson, affiancato da altri grandi talenti del calibro di Dan Majerle, Mitch Ritchmond e Danny Manning.
D’altro canto il team URSS ha all’interno delle proprie rotazioni assoluti fenomeni a livello europeo, come Alexander “Sasha” Volkov, Šarūnas Marčiulionis e Árvydas Sabónis, che successivamente militarono per parecchie stagioni anche in NBA. Soprattutto Sabónis, “Il Principe del Baltico”, viene ricordato come uno dei maggiori talenti europei ad aver calcato i parquet americani e per questo nel 2011 è stato inserito nella Hall of Fame del basket USA (così come Marčiulionis, inserito nel 2015).

Il fenomenale Árvydas Sabónis, vero e proprio trascinatore della squadra sovietica, qui in azione contro Robinson e Manning

LA PRIMA VERA SCONFITTA

Fu una delle partite più difficili per la squadra a stelle strisce. I sovietici infatti, sotto la guida del leggendario Alexander Gomelsky, impostarono una partita basata su difesa e pressing alto, per limitare il grande potenziale offensivo americano, capace di segnare più di 90 punti in tutte le partite precedenti quella semifinale. Questa tattica si rivelò determinante: Danny Manning terminò la sua partita con un misero “0” sotto la voce dei punti fatti (in 17’) e gli sforzi di Robinson e Majerle (rispettivamente 19 e 15 punti segnati) furono vanificati dai tiratori sovietici. In particolare Marčiulionis segnò tutti e tre i tiri da tre punti tentati (chiudendo la sua gara con 19 punti) e soprattutto l’eroe di quella serata, Rimas Kurtinaitis, terminò la propria partita con la bellezza di 28 punti all’attivo, con quattro triple segnate e un ottimo 8/9 ai tiri liberi.
Fu la prima vera sconfitta sul piano del gioco per gli americani, surclassati tecnicamente e fisicamente dagli avversari, capaci di dirigere la gara sin dai primi minuti e battere, limitandoli a soli 76 punti, gli odiati avversari. La partita si concluse con il punteggio di 82-76 per il team URSS, che, finalmente, riuscì a superare il team USA senza polemiche di alcun tipo e a sconfiggere in finale, vendicando la sconfitta patita nel girone, la formidabile Jugoslavia, aggiudicandosi così il suo secondo titolo olimpico.
Gli statunitensi si aggiudicarono poi la medaglia di bronzo, sconfiggendo l’Australia, ma quella pesante sconfitta aprì un’ampia discussione all’interno del mondo cestistico USA.

Per fronteggiare queste nuove squadre europee di così grande talento erano ancora sufficienti i giocatori universitari?

David “The Admiral” Robinson, in azione contro la Cina durante la fase preliminare. Nemmeno il talento di uno dei più forti centri della storia NBA bastò ad evitare la sconfitta contro i sovietici
Alessio Cerri
alecerri.25@hotmail.it

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