Il 5 ottobre del 1998 nella sua villa di Mentana, alle porte di Roma, si spegneva Federico Zeri, un uomo straordinario, coltissimo, uno dei più grandi conoscitori del secolo scorso. Descriverne la vita non è impresa semplice e sarebbe altrettanto ingiusto costringerla in poche righe. Fortunatamente le biblioteche e il web conservano numerosi documenti in cui è riproposta la sua luminosa carriera. Fu allievo di Pietro Toesca, strinse un rapporto speciale con Bernard Berenson e fu perennemente in lite con Roberto Longhi. Zeri era indubbiamente una personalità difficile: entrare in collisione con il suo carattere burbero significava essere confinati in una terra nemica senza possibilità di redenzione. Questi tratti di certo non giovarono alla sua felicità ma contribuirono a definire un personaggio affascinante, magnetico e dinnanzi al quale era impossibile rimanere indifferenti. La sua competenza fu molto apprezzata negli Stati Uniti, dove si recò frequentemente e diventò l’interlocutore principale dei più importanti collezionisti del tempo, come Georges Wildenstein e Jean Paul Getty, e di prestigiose istituzioni museali.

La denuncia del patrimonio culturale italiano

In Italia, paradossalmente, non ricevette mai la giusta considerazione. La sua personalità dinamica e prorompente difficilmente poteva conciliarsi con l’immobilismo cronico della burocrazia statale. Sostenuto da alcuni giornalisti e da altri personaggi influenti divenne il portavoce delle sofferenze del patrimonio culturale italiano. Memorabili furono le sue denunce in difesa di chiese pericolanti, di parchi e di giardini dimenticati. Di grande impatto fu l’intervento all’indomani del terremoto in Umbria, che danneggiò gravemente la basilica di San Francesco ad Assisi. Il video, facilmente reperibile sul web, fotografa un atteggiamento tipico di Zeri, che si aggirava sconvolto tra calcinacci e cornicioni in compagnia di Antonio Paolucci, all’epoca commissario straordinario per il restauro della prestigioso edificio. Nonostante l’età avanzata e i dolori fisici che da anni lo accompagnavano, la sua voce era sempre densa di vita, una lama affilata pronta a evidenziare le lacune di un sistema da rivedere. Dalle sue parole si percepiva un amore incontrastato per la bellezza e un’immane sofferenza nel vederla sfiorire tra l’indifferenza dei cittadini e dei politici.

Una parte della libreria di Zeri quando era ancora nella villa di Mentana (foto www.repubblica.it)

Villa in vendita

Nonostante il rapporto di amore e odio per la propria nazione e l’ostilità al sistema universitario, Zeri lasciò all’Università degli Studi di Bologna il suo prestigioso archivio fotografico, la biblioteca e la meravigliosa villa di Mentana, in cui sono ancora conservate (e dimenticate!) le preziose epigrafi romane da lui raccolte. È bene ricordare che le fotografie dello studioso sono ancora oggi uno strumento imprescindibile per chiunque si accosti alla connesseurship, ovvero al riconoscimento delle opere in base all’analisi stilistica. Come reagirebbe Zeri se sapesse che la sua villa, invece di trasformarsi in un centro di studi, è stata messa in vendita dall’ateneo bolognese? Non si tratta di una barzelletta ma di una notizia ormai vecchia di qualche mese, che non può non suscitare un desolante senso di vergogna tra coloro che ancora conservano un minimo di coerenza e di amore per il proprio patrimonio. Fortunatamente nei giorni scorsi il rettore Francesco Ubertini ha fatto dietrofront, annunciando l’esistenza di tre progetti per la valorizzazione della villa di Mentana e la possibilità che uno dei tasselli fondamentali dell’eredità culturale di Zeri non si perda per sempre.

Alcune fotografie provenienti dalla fototeca Zeri (foto www.repubblica.it)
Alessandro Bonci
bonci.fai@gmail.com
Nasco a Cremona nel giugno '89, ma sono bresciano d’adozione. Mi sono laureato in Storia e critica dell’arte a Milano, pallavolista finché il fisico regge, ho sviluppato una dipendenza patologica nei confronti della pittura del Cinquecento italiano e del buon vino, preferibilmente bollicine. Non sopporto chi si giustifica costantemente, amo la gente che sorride.

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