Antonello da Messina è stato un pittore eccezionale ma, ahimè, molto sfortunato. Gran parte delle sue opere messinesi sono state distrutte dal terremoto che colpì la cittadina siciliana nel 1908. Una perdita gravissima, parzialmente compensata da un catalogo tutt’altro che esiguo e che restituisce una personalità geniale, una pietra miliare imprescindibile nel panorama storico-artistico italiano. Tra i dipinti più conosciuti non si può dimenticare il Ritratto d’uomo del Museo Civico di Arte Antica di Torino, firmato e datato 1476. Fiore all’occhiello della raccolta Trivulzio, fu acquistato dalla città di Torino nel 1935 insieme al resto della collezione. Una vicenda che fece scalpore: Milano si sarebbe privata dei capolavori di una delle sue famiglie più celebri e antiche. Tempestivo fu l’intervento di Benito Mussolini, che sancì il rientro delle opere trivulziane nel capoluogo lombardo ad eccezione del dipinto di Antonello e del codice eyckiano delle Très Belles Heures de Notre Dame, rimasti in Piemonte come “pegno diplomatico”.

Antonello da Messina, Ritratto d’uomo, 1476, Torino, Museo Civico d’Arte Antica, particolare (foto www.opificiodellepietredure.it)

Il ritratto, l’eccellenza di Antonello

Il ritratto è un opera di eccezionale e rara bellezza. Anche un chiacchierone come il sottoscritto fatica a trovare le parole giuste per rendergli giustizia! La pellicola pittorica è un crepitio di bagliori, come se non si trattasse di un dipinto ma di una gemma preziosa, nascosta nel cassetto di qualche ricco mercante del Nord Europa. Da un fondo scurissimo si staglia, di tre quarti, il mezzobusto di un uomo, vestito con un abito rosso e con un copricapo nero. Un fascio di luce laterale s’infrange sul volto del protagonista, illuminandone le rughe della fronte, il sopracciglio alzato e il sorrisetto tanto beffardo quanto misterioso. La composizione è chiusa, nell’estremità inferiore, da una sorta di balaustra a cui è affisso il cartiglio con la data e la firma dell’autore.

Arte fiamminga e arte italiana

Il pittore messinese imbastisce un “ritratto alla finestra”, dimostrando di conoscere perfettamente gli esiti principali della pittura fiamminga dell’epoca, come dimostrano le stringenti analogie con lo splendido Uomo dal turbante, dipinto da Jan Van Eyck nel 1433 e conservato presso la National Gallery di Londra. Chissà quante volte Antonello, nel suo periodo di formazione a Napoli, studiando i numerosi capolavori nordici di cui la corte angioina era ricca, si sarà esercitato riproducendo quel lume vibrante, quei dettagli raffinatissimi e dall’incredibile freschezza che impreziosiscono i capolavori fiamminghi. A differenza di Van Eyck, però, l’artista siciliano stempera il freddo realismo eyckiano con una magistrale indagine introspettiva del personaggio. Le rughe, lo sguardo e i particolari fisionomici del volto guidano chi osserva tra i moti più reconditi dell’animo del protagonista, anticipando di quasi un secolo la folgorante ritrattistica di Lorenzo Lotto e, soprattutto, di Giovanni Battista Moroni. Un assaggio di umanità che, come scrive Longhi, trasforma il “vecchio di casa Trivulzio” in un “vecchio eternamente giovane”.

J. Van Eyck, Uomo dal turbante, 1433, Londra, National Gallery
Alessandro Bonci
bonci.fai@gmail.com
Nasco a Cremona nel giugno '89, ma sono bresciano d’adozione. Mi sono laureato in Storia e critica dell’arte a Milano, pallavolista finché il fisico regge, ho sviluppato una dipendenza patologica nei confronti della pittura del Cinquecento italiano e del buon vino, preferibilmente bollicine. Non sopporto chi si giustifica costantemente, amo la gente che sorride.

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