“Io sono una paladina della legge, una combattente che veste alla marinara…. Sono Diet Prada, e sono venuta fin qui per punirti… In nome di Miuccia!”

Presumo sia questa la frase motivazionale che ha spinto, non molto tempo fa, Diet Prada ad attivare l’omonimo profilo Instagram, con un obiettivo ben preciso: denunziare (cit. Franca Leosini) i numerosi plagi che costellano quel mirabolante quanto terrifico universo che chiamiamo fashion system.

Perché sì, sebbene la questione del plagio sia più frequentemente associata all’ambito della letteratura (quante volte, nel corso della stesura della mia tesi di laurea, sono stato ammonito rispetto al rischio di plagio!) o della musica, da ciò non è in alcun modo escluso il mondo della moda. Basti pensare ai vari marchi di fast fashion – quali Zara, Mango; o in ben meno rispettabili Bershka ed H&M – che si premurano di riproporre modelli fac-simile rispetto a quelli visti sulle più importanti passerelle, a prezzi decisamente ribassati così da renderli accessibili anche a noi nullatenenti: del resto, chi non vorrebbe indossare un giacchino di poliuretano quando questo ha la parvenza di un tailleur in tweed di Chanel?
Ciononostante, a Diet Prada – il cui ideatore seguita nascondersi dietro l’anonimato di questo nickname – va riconosciuto il merito di aver finalmente strappato quella cortina di omertà sostenuta dai vari magazine di moda mostrando come la spossante competizione a “chi copia di più chi” sia in realtà una guerra civile, interna al mondo della moda di lusso.

Ecco dunque che lo scorso giugno, in occasione della presentazione della collezione Cruise 2018 di Gucci, il suddetto profilo Instagram rompe quell’assordante silenzio esprimendo quello che tutti noi abbiamo pensato senza verbalizzarlo esplicitamente – vuoi per delusione, vuoi per affetto che nel tempo abbiamo maturato nei confronti di Alessandro Michele: ma quel bomber non è identico a quello confezionato da Dapper Dan circa 30 anni fa?

Sembra incredibile, ma quest’unica voce ha avuto un effetto potentissimo: Alessandro Michele, dopo mesi di “no comment”, intervistato da Angelo Flaccavento per il September Issue di Vogue Italia, è giunto a giustificare il presunto plagio definendolo “citazionismo”. Naturalmente, dovremmo addentrarci nell’annosa questione dell’origine dell’idee e se queste siano a noi disponibili in un numero limitato; ma ciò di cui più ci interessa in questo momento è riflettere su come sia bastato un post sarcastico e pungente su Instagram per costringere quello che è stato definito lo stilista rivelazione degli ultimi due anni a giustificarsi, a spiegare il processo creativo sottostante a quel presunto plagio.
Il lavoro a cui Diet Prada si dedica è andato ampliandosi sempre più, acquisendo un seguito sempre più importante e, conseguentemente, incrementando il potere che i propri giudizi avevano sulle maison e sulle loro scelte creative. A non molto tempo fa risale addirittura la querelle con Stefano Gabbana, accusato di aver plagiato l’estetica delle vetrine di Gucci per il lancio della collezione dedicata ai Millennianls. Manco a dirlo, Stefano Gabbana – dall’alto del suo proverbiale atteggiamento umile e consapevole – ha negato qualsiasi accusa rivoltagli, pretendendo addirittura delle scuse, al grido di “PLEASE, SAY SORRY TO ME!” – ostentando una conoscenza della lingua anglosassone che ben poco si addice ad una persona che naviga il globo da più di trent’anni.

È innegabile dunque che Diet Prada abbia acquisito in breve tempo un notevolissimo potere di influenza: lo testimoniano i più di 100 mila followers su Instagram. Per questa ragione, “tieniti stretti gli amici, ma ancor più stretti i nemici” è stato senz’ombra di dubbio il mantra che ha guidato l’ufficio marketing e i social media manager di alcune tra le più importanti maison durante la recente fashion week milanese: Prada – appunto, Miu Miu e lo stesso Gucci hanno invitato Diet Prada, o meglio, chi si nasconde dietro quell’account a partecipare alle sfilate; e, in alcuni casi, ad affidargli il takeover degli account Instagram ufficiali delle maison.
Che il segreto per attirare l’attenzione non solo dei media, ma anche dell’intero fashion system risieda in una garbata prepotenza?
Che mi si dia immediatamente la risposta a questo quesito; perché in tal caso sarei disposto ad azionare la mia personalissima macchina del fango anche nei confronti di Re Giorgio.

P.S. Con immenso orgoglio, posso affermare di essere stato bloccato anche io su Twitter e su Instagram dallo spettabile Signor Gabbana. I contorni della vicenda sono fumosi – tant’è che non ne ricordo nemmeno la causa scatenante; peccato solo che non sia stato meritevole di tanta indignazione da spingerlo a richiedere le mie scuse.
Quanto mi avrebbe fatto piacere negargliele.

Claudio Calzi
cla9431@hotmail.it
Caustico più della soda, ma molto meno sodo del celeberrimo uovo. Sul mio conto si possono annoverare numerose qualità; ma mi definirei soprattutto magnetico: nel senso come attraggo io le sventure, nessuno mai. 16 anni (compiuti numerose volte) e residente in uno sperdutissimo paesino a sud della Lombardia, posso vantare una laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche. Ma non temete: ad oggi non si è rivelata utile nemmeno ad alleviare le mie stesse pene. Mi occupo di moda e spettacolo, perché ad una fluente chioma castana mi fa da contraltare uno spirito molto biondo.

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