Non c’è che dire, l’Olanda porta bene ad Antonio Cairoli. Qui nel 2005 è nata la sua leggenda, con il primo titolo nella categoria MX2, qui nel 2017 è riuscito a regalare al popolo italiano una nuova impresa straordinaria, l’ennesimo titolo mondiale. 12 lunghi anni da quel primo titolo mondiale in bacheca, che Antonio ha arricchito con ulteriori otto sigilli: un altro in MX2, 5 consecutivi in MX1 e due nell’ultima arrivata MXGP.

Agli occhi di molti sembrerà fantascienza, perché probabilmente di fantascienza stiamo parlando: il centauro di Patti è un extraterrestre, uno di quei campioni che raramente fanno la loro comparsa sul pianeta Terra, uno di quei campioni che nascono per dominare il proprio sport.

Cairoli sta al motocross come Rossi sta alla MotoGP, Schumacher alla Formula 1, Jordan al basket o Maradona al calcio: Tony è e resterà per sempre uno dei più grandi interpreti di questo sport.

Uno sport duro, difficile, pieno di insidie, ma al contempo altamente spettacolare, che purtroppo non ha la visibilità che meriterebbe. Basta vedere le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi: il calcio costituisce la quasi totalità delle notizie, mentre quella del titolo di Cairoli (dove presente) non occupa più di un misero angolino. È emblematico il fatto che si dia una tale importanza ad una sola delle trentotto giornate che costituiscono il campionato di Serie A, piuttosto che celebrare un’impresa epica di un titano, che all’alba dei 32 anni, è riuscito a mettersi alle spalle altri campioni molto più giovani di lui, fenomeni del calibro di Jeffrey Herlings, Romain Febvre e Tim Gajser (rispettivamente 3 volte campione MX2, campione MXGP 2015 e campione MXGP 2016). Un guerriero che si è messo alle spalle anche campioni più navigati, come Clement Desalle, Max Nagl o Gautier Paulin, assoluti protagonisti del motocross degli ultimi anni. Un lottatore che è riuscito a mettersi alle spalle anche alcuni dei suoi peggiori nemici in assoluto, gli infortuni, che avevano caratterizzato alcune deludenti prestazioni negli ultimi due anni. La tenacia e la forza che contraddistinguono il pilota siciliano per fortuna non lo hanno mai abbandonato, permettendogli quest’anno di rialzarsi dalle proprie ceneri come un’araba fenice, dimostrando che il viale del tramonto non è ancora arrivato, come invece avevano previsto tutti dopo gli ultimi due anni.

La perfezione delle prestazioni dell’ultimo campionato sono simbolo dell’onnipotenza di questo campione, che, quando in forma, dimostra di non essere secondo a nessuno, regalando a tutti i suoi tifosi gare indimenticabili. Il decimo titolo (come la leggenda Stefan Everts) a questo punto non deve sembrare un sogno ma deve diventare un obiettivo concreto da raggiungere nella prossima stagione e perché no, diventare una base solida per poter consacrare Antonio Cairoli come il più grande vincente nella storia del motocross mondiale con undici titoli.

La speranza c’è, l’età è ancora dalla sua parte e tutti i suoi tifosi che lo seguono assiduamente sognano ad occhi aperti. Ma più di tutto sognano che a questo fenomeno indiscusso siano riconosciuti i giusti meriti, gli venga dedicato qualche servizio in più nei telegiornali sportivi e soprattutto che tutti gli italiani possano conoscerlo per poter essere fieri e orgogliosi di avere un campione simile a rappresentarli nel mondo.

Alessio Cerri
alecerri.25@hotmail.it

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