Una volta fui invitato da lui, a scambiare due parole. Abitava in una villetta a qualche minuto da casa mia. Mi accolse nel suo salotto con una stretta di mano vigorosa, uno sguardo intenso che l’età avanzata non aveva ancora sbiadito. Era un uomo semplice ma straordinariamente vivo. Viveva nella sua amata Rovetta come un paesano qualsiasi, ma su di lui aleggiava l’aura di una persona importante. Già qualche volta l’avevo incontrato, sapevo vagamente di certe sue storie. I miei nonni, compaesani, me ne parlavano con entusiasmo. Quel giorno, seduto sulla poltrona, prese a raccontarmi della sua vita. Tornammo indietro di settant’anni. Me ne parlò con una straordinaria disinvoltura. Non fu una pedante lezione di storia, semplicemente una chiacchiera con un amico che mi raccontava di sé, del suo passato, di ciò che ha fatto, del mondo che (ci) ha lasciato in eredità. Non me ne resi conto ma quel giorno partecipai a un colloquio con la Storia. Il Signor Corrado è scomparso l’anno scorso, a marzo, ma non dimenticherò mai quell’incontro. Ho nitido il ricordo di quel giorno. Con semplicità, Corrado parlava di sé per spiegarmi ciò che sono e che siamo, grazie a gente come lui.

“Speravo di incontrare qualcuno con cui parlare per continuare a vivere”. Questo il titolo del libro che racconta la sua esperienza, pubblicato postumo. Ciò che ha spinto Corrado a scrivere è l’esigenza di testimoniare, mantenere lucida la memoria contro la dimenticanza, “perché ciò che è accaduto può ritornare” (citazione di Primo Levi, posta in epigrafe al testo).

Classe 1926, Corrado Guaita ne ha incontrati molti con cui parlare per continuare vivere.
Un diciottenne come tanti quello che nel ’44 si imbatté nella Storia. Un diciottenne come pochi quello che nel ’44 contribuì a farla, la Storia. Rifiutò l’arruolamento, si oppose al regime nazi-fascista per schierarsi apertamente con la causa partigiana e così iniziò a dare il suo per la Resistenza. A fianco della divisione Garibaldi “Redi” si occupò di radunare i giovani renitenti alla leva, mettendoli in contatto con i gruppi partigiani prima in Val d’Ossola e poi a Lomello, paese natale. Qui, per una soffiata, sarà catturato. Incarcerato a Pavia, verrà poi destinato ad Auschwitz. Su queste vicende si incentra il libro, l’esodo del giovane Corrado fino al ritorno a Lomello.

 

Con quella sua costante semplicità, Corrado racconta gli anni cruciali della guerra, ma il libro non è un manuale di storia, bensì l’avventura di un giovane ragazzo che si confronta con il conflitto mondiale. Il testo è narrato in prima persona, affascinando, mentre l’autore parla di ciò che ha visto esponendo i suoi timori, le sue angosce, la sue paure, la sua fuga. Siamo condotti nella Storia con la storia di Corrado. Sulle orme del narratore, noi tutti siamo trascinati là dove lui è stato, dai vagoni diretti ad Auschwitz all’abbraccio col fratello Oreste, che chiude il racconto. Una lettura tanto semplice quanto avvincente, straordinaria per la sua schiettezza e profondità.

Speravo di incontrare qualcuno con cui parlare per continuare a vivere…

Certe storie le racconteremo per sempre.

Marco Bellinzona
mbellinzona@shakemymag.it
Nato il 28 maggio 1996 a Bergamo, vivo a Pavia per gli studi universitari. Laureando in Filosofia, scrittore da sempre, lettore accanito, appassionato di cinema e musicista a tempo pieno. Prosa, poesia, spartiti... e tanto inchiostro. Co-fondatore di ShakeMyMag.

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