Per José Mário dos Santos Mourinho Félix parla il palmarès: ben 25 trofei vinti nella sua carriera da allenatore, tra cui due Champions League, una coppa Uefa e una Europa League. Un allenatore vincente insomma, tanto da poterlo considerare tra i migliori di sempre.

Nato nel 1963 a Setùbal in Portogallo, la sua carriera da allenatore inizia con delle prime esperienze come assistente tecnico e interprete, lavorando con allenatori importanti come Bobby Robson dapprima allo Sporting Lisbona e Porto, poi ancora al Barcellona. La possibilità di poter allenare una squadra arriva con il Benfica e l’União Leiria. Ma la prima panchina importante è sicuramente quella del Porto, dove approda nel 2002 e ottiene i suoi primi trionfi. Infatti nella sua prima stagione conquista un Triplete, diventando subito “O rei do Porto”: campionato, coppa nazionale e coppa Uefa. Il Porto non vinceva il campionato da ben tre anni e al suo arrivo la squadra viaggiava in sesta posizione. Un ambiente insomma incline alla depressione e nonostante ciò alla presentazione Josè Mourinho lancia una bomba, dichiarando di non avere il minimo dubbio sulla vittoria della Liga portoghese per l’anno successivo. Si dimostra quindi fin da subito un tecnico dalla grande personalità e carisma, ma soprattutto un veggente: anno successivo al suo arrivo conquista il campionato. Ma Mou si supera e nella stagione 2003-2004 vince anche la Champions League, compiendo un vero e proprio miracolo.

 

Il presidente del Chelsea Roman Abramovič non è rimasto a guardare di fronte agli ottimi risultati del porteghese e nell’estate del 2004 lo porta sulla panchina di Stamford Bridge. Mourinho si presenta alla presentazione stampa come lo “Special One” poiché appena campione d’europa e dimostra subito di essere un mago delle conferenze stampa: dichiarazioni, polemiche e comportamenti che non tutti capiscono, ma che dimostrano un’intelligenza che non lascia indifferente nessuno. Il suo obiettivo è quello di creare un bunker, isolare la squadra da tutti i commenti e dagli aspetti, che potrebbero interferire con il rendimento dei giocatori. Per Josè il gruppo è importante e gli allenamenti sono fondamentali. Quello che preparava in settimana poi accadeva in partita ed è quello che succede nel derby tra Milan-Inter, nella stagione 2009-2010, secondo anno di panchina nerazzurra. Punizione pericolosa al limite dell’area a favore dei nerazzurri e Pandev doveva uscire in quel momento ma Josè blocca tutto e decide di far calciare la punizione a Pandev; magicamente segna e Josè spiega nel finale di partita che quella situazione era stata provata in allenamento e che era sicuro il suo giocatore segnasse.

Il tecnico portoghese ama molto parlare con i suoi giocatori ed è un gran motivatore. Spinge i suoi giocatori a lottare insieme verso lo stesso obiettivo e a motivarli come se dovessero andare in guerra. Sa sempre qual è il modo migliore per caricare i suoi in quel preciso momento. Nella finale di Champions del 2010 tra Inter-Bayern fece una cosa che lasciò tutti di stucco: lascia fare il discorso pre partita a uno dei suoi giocatori più vincenti, Samuel Eto’o. Ma andava davvero così d’accordo con i suoi calciatori? In effetti c’è stato un giocatore con cui ebbe qualche problemino durante la sua carriera, in particolar modo nei suoi due anni all’Inter: Mario Balotelli. Un aneddoto divertente è sicuramente ciò che accadde nella partita contro il Kazan, match molto importante di Champions. In quella partita Josè aveva tutti gli attaccanti infortunati e Mario era l’unico disponibile. Viene ammonito a fine primo tempo e al rientro negli spogliatoi l’allenatore portoghese spende tutti i 15 minuti a disposizione per parlare con Mario e pregarlo di non farsi espellere. Mario però non aveva evidentemente ascoltato bene e al minuto 46’ viene espulso, mettendo in difficoltà l’intera squadra. Anche con l’Inter, Mourinho ottiene ottimi risultati con il conseguimento del Triplete e termina la sua avventura in nerazzurro subito dopo la finale di Madrid; infatti Josè non torna a Milano, ma resta nella capitale spagnola per firmare con il Real Madrid.

Con i Blancos però deve affrontare in campionato i rivali di sempre del Barcellona, in quel momento alieni e allenati da Pep Guardiola, con cui inizia una vera e propria guerra a distanza. Frecciatine in conferenza stampa, polemiche. Tutto fatto per allontanare l’attenzione dalla squadra che non stava attraversando un bel periodo. La supremazia blaugrana in Liga porta però Josè Mourinho lontano da Madrid e nel 2013 ritorna al Chelsea, ma non sembra più lo stesso “Special One” e riesce a conquistare solo una Premier al primo anno. Nel 2015 rescinde il contratto e nel maggio del 2016 viene annunciato come allenatore del Manchester United, di cui è il coach ancora oggi.

Andrea Ferramosca
five97@live.it

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