Tra le moltissime storie emerse dagli archivi dell’ex Unione Sovietica, c’è anche quella del progetto di un super guerriero, un ibrido metà uomo e metà scimpanzé, che Stalin avrebbe sostenuto fino al 1930; in seguito, deluso dal fallimento, avrebbe esiliato lo scienziato a capo delle operazioni, Ilya Ivanović Ivanov.

Pare che l’idea originaria fosse stata dello stesso Ivanov, che già nel 1910 l’aveva espressa durante un convegno internazionale di zoologia a Graz, suscitando enorme scalpore.
Dopo essersi laureato in biologia nel 1896, infatti, si era dedicato all’ibridazione tramite fecondazione artificiale: in pochi anni ottenne risultati stupefacenti, riuscendo a incrociare zebre e asini, yak e bisonti e roditori di vario genere. Ma il principale successo l’aveva ottenuto durante la Prima Guerra Mondiale, quando riuscì a fecondare circa ottomila cavalle con lo sperma di non più di trenta stalloni selezionati, rinnovando la cavalleria russa.

Acquisita credibilità e autorevolezza, nel 1924 chiese al nuovo governo sovietico di sovvenzionare il suo progetto di incrocio fra uomo e scimmia; la proposta venne discussa lungamente, e nel marzo del 1926 fu inviato assieme al figlio nella Guinea Francese, dove raggiunse l’Istituto Pasteur ed iniziò i primi esperimenti.

Il progetto iniziale prevedeva che alcune donne del posto venissero inseminate artificialmente con seme di scimpanzé, ma nessuna guineana accettò. Cercò quindi di procedere con l’inganno, ma gli venne impedito sia dal governatore francese che dall’Accademia delle Scienze dell’Urss.
L’anno seguente tentò l’esperimento opposto, ma nessuna femmina di scimpanzé riuscì a concepire.

Tornò quindi nel suo paese con una quindicina di esemplari per proseguire gli studi; a Sukhumi, sul Mar Nero, venne creato un apposito laboratorio primatologico. Ivanov riuscì (incredibilmente) a trovare cinque volontarie, ma nel frattempo gli scimpanzé sessualmente maturi erano tutti morti.

Prima che potessero arrivarne altri dall’Africa era già stato esiliato in Kazakistan, ad Alma Ata, dove morì nel 1932.

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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