Una leggenda aleggia ancora oggi sulla Germania, quella delle undicimila vergini sterminate dagli Unni. Fra di loro, addirittura una santa: Sant’Orsola. Tutto vero?

Tra il quinto e il sesto secolo dopo Cristo, un certo Clemanzio, ricco mercante, aveva fatto ristrutturare una vecchia basilica, sorta nel luogo in cui le vergini erano state martirizzate: questa la testimonianza di un’iscrizione rinvenuta sul posto.
La lapide riportava inciso anche il nome di Orsola, che secondo la tradizione era figlia di un nobile dell’antica Britannia, consacratasi a Dio e votatasi alla castità. Ma il padre era di altro avviso, e volle darla in sposa ad un principe pagano: la giovane chiese dunque di posticipare le nozze di tre anni, per lasciare al pretendente il tempo di convertirsi e compiere un pellegrinaggio a Roma, capitale della cristianità, assieme a lui e ad undicimila compagne.

Sant’Orsola

Poco dopo la partenza, una feroce tempesta spinse le loro navi ad entrare nel Reno, che risalirono fino a Colonia Claudia, l’attuale città di Colonia, dove la nostra eroina ebbe (in sogno) la rivelazione dell’imminente strage.
Il gruppo raggiunse quindi Basilea seguendo il corso del fiume, poi proseguì a piedi verso l’Urbe.
Papa Ciriaco (figura che la storia non riconosce) battezzato quindi il principe e benedette le fanciulle, decise di riaccompagnare la comitiva in Britannia.

“Martirio di sant’Orsola” Michelangelo Merisi detto il Caravaggio

Giunti nuovamente a Colonia s’imbatterono nei terribili Unni, che si erano accampati poco distante. I barbari fecero scempio delle ragazze, tutte tranne Orsola: Attila si era infatti invaghito di lei. All’ennesimo rifiuto, però, lo stesso sovrano delle steppe decise di ucciderla, trafiggendola con una freccia.

I conti, ad ogni modo, non tornano. Il cimitero che sorge nei pressi della struttura è troppo piccolo per celare i resti di un tale stermino, dal momento che conta appena undici loculi.
È probabile che si sia verificato un errore di interpretazione, dal momento che nella grafia tardo romana e alto-medievale un semplice trattino poteva moltiplicare una qualsiasi cifra per mille.
È molto improbabile anche un coinvolgimento di Attila, dal momento che non raggiunse la Renania prima del 450 d.C. ; pare più plausibile datare i resti all’inizio del quarto secolo, al tempo delle persecuzioni anti-cristiane dell’imperatore Diocleziano (303-305).

 

In copertina: Carpaccio, storie di S.Orsola, “Apoteosi di Sant’Orsola e delle sue compagne”, 1491

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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