Henri Cartier Bresson sosteneva che “la fotografia è un’azione immediata, il disegno una meditazione” e oggi, per il nostro appuntamento con la creatività, abbiamo scelto di intervistare un’artista che fa entrambe le cose: Gianluca Maroli.

Parlaci un po’ di te, scegliendo tre aggettivi con i quali definiresti la tua personalità creativa.

33 anni. Sono della generazione delle scale mobili rotte. E sulle scale mobili rotte fai più culo che su quelle normali.
Faccio foto. Disegno. Cammino molto.

Che caratteristiche cerchi prima di impugnare la matita?

A dire il vero prima impugno la matita e poi comincio ad eseguire schizzi di getto. Tre quarti finiscono nella spazzatura ma poi arriva la “linea” giusta, e allora seguo la corrente. Questo quando non si tratta di lavori commissionati eh, in quei casi cambia tutto, ci sono delle regole da rispettare, un tema nel quale stare, un messaggio da trasmettere. Insomma, è un po’ come il tennis, a seconda del terreno cambia l’approccio, anche se la tecnica rimane la stessa di base.

Cosa ti attira principalmente per realizzare le tue opere?

Mi piacciono gli anziani, i vecchietti insomma. Sono eccentrici, biologicamente caricaturizzati, eccessivi e bellissimi. Spesso mi chiudo nei bar solo per osservarli i disegnarli di nascosto, cercando di non farmene accorgere.

Se al tuo compleanno ti venisse regalata una macchina del tempo, in che epoca ti sarebbe piaciuto vivere dal punto di vista artistico?

Probabilmente nel periodo espressionista di quei dai contorni appena accennati.

Che rapporto hai con la comunicazione moderna? (Social/virtuale)

Penso che internet e i social siano un enorme possibilità. La mia generazione è nata a cavallo tra l’analogico e il digitale e siamo gli ultimi che possono e potranno testimoniare questo cambiamento. Avendo vissuto l’avvento di internet sono ben consapevole di quali siano i benefici. Oggi con un laptop e una tavola grafica puoi fare quello che normalmente negli anni 90 faceva un ufficio grafico di 20 persone. E puoi farlo vedere a milioni di persone quello che realizzi, con due click. Insomma, è una figata se ci pensi. Di contro c’è questa cosa che una volta fatta la regola hai fatto l’inganno, quindi in realtà quel potenziale milione di persone il tuo prodotto non lo vede manco con il binocolo, a meno che non cominci a pagare persone che ti facciano avere visibilità, che ti facciano comparire sulle pagine social delle persone che contano ecc ecc. Insomma, l’idea è che questa idea di libertà e di libera fruizione dei contenuti tanto sbandierata dai massmedia sia in realtà tutta fuffa, perché è tutto brandizzato, veicolato, indicizzato.

Nel panorama social attuale, ci potresti dire tre personalità creative che meritano attenzione?

Il primo è Daniel Cuello, un illustratore che amo per il suo approccio alla scrittura delle storie e alla realizzazione delle graphic novel. E’ acuto, mai scontato e anche le strisce che pubblica periodicamente su instagram sono il risultato di ragionamenti sempre sottili, per quanto gli piaccia dipingersi come semplicione.
I secondi sono i Younuts, due videomaker che ultimamente stanno girando praticamente qualunque tipo di contenuto video legato ai mostri della musica (Jovanotti, Thegiornalisti e Coez per citarne un paio). Realizzano videoclip visivamente molto belli e (li stalkero su instagram) abbiamo gli stessi riferimenti cinematografici/cartooneschi/fumettistici/vestiari. Insomma, li amo.
La terza non è una persona ma è una casa editrice, la Bao, che nel giro di pochissimo tempo ha saputo tirare fuori dal capello un sacco di giovani artisti bravissimi, imponendosi nel mercato dell’editoria e sfruttando alla perfezioni quei meccanismi di comunicazione che fanno la differenza. Offrono sempre quel qualcosa in più al lettore, ti fanno sentire coccolato, ma veramente, non solo in senso figurato.

Concludiamo in bellezza, lasciando campo libero su quello che vuoi dirci…

Ho recentemente appreso che la “race car” si legge uguale in tutti e due i sensi.

Mattia Barcella
mbarcella@shakemymag.it
Nato sotto il segno dell'Acquario nell'ormai lontano 1988. Da qualche anno abito in un borgo medievale a pochi chilometri da Bergamo, dove gli unici a disturbarmi mentre scrivo sono i rintocchi del campanile e il belare di un gruppetto maleducato di pecore. Appassionato sin da piccolo di giornalismo ed attualità. Amo il profumo della carta di giornale così come quella dei libri che non smetterei mai di comprare. Ho fondato e dirigo ShakeMyMag.

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