Il 27 gennaio del 1829 William Burke, gestore di una piccola pensione ad Edimburgo, venne impiccato senza tanti complimenti di fronte ad una folla inferocita. Assieme al sodale William Hare, un ex calzolaio ospite della pensione, aveva commesso sedici omicidi per vendere i cadaveri al dottor Robert Knox, docente di anatomia presso una scuola privata. Knox, come del resto i suoi colleghi, utilizzava i corpi per dissezioni dimostrative e per far esercitare i suoi studenti.

Figlio di un insegnante di matematica, si era laureato in medicina nel 1814, per poi entrare nell’esercito britannico come ufficiale medico. L’aspetto sgradevole (il vaiolo contratto da piccolo gli aveva deturpato il volto, rendendolo anche cieco da un occhio) e soprattutto il carattere difficile avevano però stroncato quasi sul nascere la sua carriera: in seguito ad un litigio fu congedato, nel 1822. Decise quindi di tentare la carriera accademica, iniziando a lavorare presso un’importante scuola privata della capitale scozzese.

Le sue doti – abilità manuali, esperienza e ottime capacità dialettiche- lo resero molto popolare fra gli studenti, e sembrarono preludere ad un ingresso all’università.
Il processo, seguitissimo da stampa ed opinione pubblica, compromise anche questa possibilità: Knox, in realtà, non venne neppure interrogato, ma perdette enormemente di credibilità per non essersi accorto di come i corpi consegnatigli mostrassero freschi segni di morte violenta (probabilmente era convinto provenissero dai cimiteri, cosa che la legge -tacitamente- tollerava).
Pur venendo prosciolto da ogni accusa, vide la sua carriera distrutta: continuò ad insegnare privatamente, ancora per alcuni anni, a ridottissimi gruppi di studenti, finché nel 1848 il Royal College of Surgeons, la sua corporazione, gli revocò la licenza.
Si trasferì quindi a Londra, dove si mantenne, più o meno decorosamente, con brevi pubblicazioni e conferenze, e morì nel 1862.

La sua vicenda ha ispirato il racconto di Louis Stevenson “Il trafugatore di salme” e diverse pellicole (la più recente, un piccolo gioiello, è del 2010). Quanto ad Hare, fu graziato per aver collaborato con la polizia.

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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