Nel dare la tragica notizia dell’attacco terroristico all’America, in quel fatidico martedì di settembre del 2001, il quotidiano francese Libération scriveva “un monde changé”, il mondo era di fatto cambiato e più nulla poteva essere come prima. Da quel giorno in poi la paura ed il terrore hanno preso le nostre vite, facendo si che un stato d’animo entrasse nel profondo di tutti noi: l’incertezza del futuro.

Se osservate tutti i volti di quelle donne e di quegli uomini catturati nelle numerose fotografie scattate poco dopo gli attentati alle Torri Gemelle, potete vedere che faccia ha lo spavento, la confusione e soprattutto il terrore. E quelle medesime sensazioni erano provate dai civili attaccati nei giorni e mesi a seguire proprio per rispondere al grave attacco alla “civiltà”.

Le Torri Gemelle in fiamme dopo i due schianti 

Da quel giorno guerre su guerre

Aveva ragione Tiziano Terzani quando in un passo del suo libro ‘Pelle di leopardo‘ scriveva che “la guerra è una cosa triste, ma è ancora più triste che ci si faccia l’abitudine”. A parte le guerre in Iraq, in Afghanistan o in Medio Oriente, in tutto il mondo ci sono altre decine e decine di guerre che però non fanno notizia. Accendi la tv, guardi scene di guerre e ti chiedi “ma non erano quelle di ieri queste?” e giri subito su un altro canale che trasmette magari un film di azione con scene di guerre e di morte. Ormai ci abbiamo fatto proprio l’abitudine, basta osservarci dopo i tragici fatti di Parigi, o di Barcellona o di Bruxelles dei mesi e anni scorsi.
All’inizio della sua carriera di giornalista, Terzani si ritrovò catapultato a fare l’inviato di guerra. Lì il primo duro colpo di vedere in diretta un’uccisione. Dopodiché si ritrovò a contare quei corpi ammazzati. “Uno, due, tre, quattro… qui quanti morti? Là invece quanti ce ne sono?” queste le domande che si poneva, senza che gli venisse intaccata la sua sensibilità di uomo. Non durò a lungo però questa sua indifferenza. Da lì a poco si rese conto che l’abitudine alla morte era orribilmente paurosa. Ora, noi tutti siamo sottoposti a quello stesso processo. Siamo completamente abituati alla guerra e alla morte.

La riflessione mancata

Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, Terzani ebbe come la sensazione che quei gravissimi fatti potessero essere momento di riflessione profonda per l’intera umanità, non tanto per l’entità e la gravità degli stessi, ma perché quelle immagini furono trasmesse in tutto il mondo facendo sì che tutti potessero essere a conoscenza di cosa successe a New York. Non potendo rimanere indifferente a quel momento storico, scrisse ‘lettere contro la guerra‘, tornando di fatto in prima linea, non più da inviato di guerra, ma da uomo di pace proprio perché per troppi anni visse in prima persona numerose guerre. Scrisse quell’opera per suo nipote perché un giorno avrebbe dovuto scegliere tra pace e guerra: “secondo me la non violenza è l’unica chance che l’umanità ha di sopravvivere”.

Tiziano Terzani

A distanza di diciassette anni passati a combattere guerre, non riusciamo a vedere una fine, non riusciamo a vedere la pace. Come possiamo risolvere tutto questo? L’unica cosa di cui avremo realmente bisogno al giorno d’oggi è pensare diversamente. Pensare come il dialogo tra popoli e credi sia l’unico modo per sconfiggere i mali che ci affliggono. Pensare di più a rispettarci gli uni con gli altri. Pensare a non rimanere indifferenti dinnanzi alla realtà. “Da che mondo è mondo non c’è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre”, ecco questa è una delle frasi che adoro di più di Terzani perché non la leggo come un’utopia di un sognatore, ma di un uomo che sapeva immaginare un mondo nuovo in cui l’unica abitudine sarebbe stata quella della pace, e non della guerra.

Mattia Barcella
mbarcella@shakemymag.it
Nato sotto il segno dell'Acquario nell'ormai lontano 1988. Da qualche anno abito in un borgo medievale a pochi chilometri da Bergamo, dove gli unici a disturbarmi mentre scrivo sono i rintocchi del campanile e il belare di un gruppetto maleducato di pecore. Appassionato sin da piccolo di giornalismo ed attualità. Amo il profumo della carta di giornale così come quella dei libri che non smetterei mai di comprare. Ho fondato e dirigo ShakeMyMag.

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