Ricevere un’educazione adatta al ruolo di futuro imperatore non dev’essere una passeggiata.
Dopo aver consumato una frugale colazione, bisogna seguire le lezioni di matematica, storia militare, latino, greco e filosofia. Dopo tutto questo, l’animo va ingentilito con la musica, perciò sotto con l’arpa, il violino ed il pianoforte.
Si può ben immaginare come un giovanotto esuberante, pur essendo nato con l’impegnativo nome di Carlo Luigi Napoleone Bonaparte (1808-1873), di tanto in tanto cercasse un modo per riposare la mente da tali impegni intellettuali.

Ortensia Beauharnais con il piccolo Carlo Luigi, futuro Napoleone III

Per distrarsi, quando ancora abitava a Roma con la madre, Ortensia Beauharnais, amava frequentare un circolo della Carboneria e (soprattutto) la moglie di un fornaio, tale Luigia Marzio. Quale professione migliore di quella del marito per cercare un po’ di svago notturno?

Per dedicarsi a questa delicata occupazione, il futuro imperatore dovette escogitare un sistema per lasciare palazzo Ruspoli senza dare nell’occhio: a tale scopo decise di recarsi ai suoi appuntamenti vestito da donna, con tanto di sottane e merletti.

Il travestimento, almeno per qualche tempo, funzionò: il rampollo arrivava indisturbato in via dell’Arancio, saliva le scale e bussava alla porta dell’amata. Tutto filò liscio finché, una sera, invece di Luigia si trovò di fronte il fornaio. Il giovane non si perse d’animo, e sfoggiando il suo miglior falsetto tentò di spacciarsi per una modista, ossia una rappresentante di abiti.

Il marito, naturalmente, non si lasciò ingannare, e rifilò al Bonaparte una generosa razione di legnate.

L’episodio, che ben presto iniziò a correre di bocca in bocca, fece ridere mezza Roma, e rivelò al mondo la predisposizione del sovrano alle avventure galanti.

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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