Nel 1940 l’esercito tedesco occupò Parigi. Il ministro degli esteri nazista, von Ribbentrop (sì, quello del patto anti-aggressione stipulato con l’Urss), diede l’ordine di rispettare la città ed i suoi monumenti, tra i quali la cripta contenente la tomba di Pasteur nell’Istituto a lui dedicato.
Quando in gruppetto di soldati vi si recò in visita per deporvi una corona, l’anziano usciere fece di tutto per impedire quella che credeva una profanazione; sopraffatto e deriso, l’uomo non resse alla vergogna e, una volta a casa, si tolse la vita. Quell’anziano usciere era Joseph Meister, primo paziente salvato dal vaccino antirabbico di Pasteur.

La venerazione per il medico, però, potrebbe essere stata causata da un drammatico equivoco: non è certo, infatti, se il cane che morse il giovane Meister nel 1885 avesse realmente la rabbia. Lo scienziato l’avrebbe quindi usato come cavia, mettendone a repentaglio la vita, volendo testare l’efficacia del vaccino.
La critica al mito di Pasteur, iniziata attorno alla metà degli anni novanta, gli imputa una serie di falsificazioni e di morti che si sarebbero potute (forse) evitare.

Louis Pasteur (foto Félix Nadar Crisco)

Il caso più grave riguarda Jules Rouyer, altro bambino morso da un cane alla fine del 1886, cui fu inoculato per ben tredici volte il vaccino: il 24 novembre cominciò a manifestare i primi sintomi della malattia, per morire soltanto due giorni dopo. Il padre, sospettoso, sporse denuncia: il giudice incaricò dunque Paul Brouardel, preside della facoltà di medicina di Parigi, di accertare le cause del decesso. Émile Roux ed André Loir, assistente e nipote di Pasteur, confermarono che il piccolo fosse morto a causa della rabbia: cellule estratte del cervello della vittima vennero usate per infettare alcuni conigli, che morirono a loro volta manifestando rabbia paralitica. Inoltre, dal momento che il periodo d’incubazione era stato molto più breve rispetto a quello della rabbia contratta per morso, Brouardel aveva in mano tutti gli elementi per incolpare la “vaccinazione intensiva”: il luminare era però amico e sostenitore di Pasteur, e valutò con attenzione il danno che l’intera ricerca scientifica avrebbe ricevuto dallo scoppio di un eventuale scandalo. Il preside convocò allora Roux nel suo ufficio e (come riportato dalle memorie di Loir) lo convinse che lo scienziato avesse semplicemente sbagliato il dosaggio, ma che il metodo fosse in sé corretto e andasse soltanto perfezionato. Nella sua perizia, dichiarò inoltre che il bimbo fosse morto per crisi uremica.
Sulla base dei documenti disponibili, gli storici contemporanei hanno concluso si tratti di un palese falso: la credibilità della vaccinazione, ancora ai suoi primi primi passi, era salva, ma ad un prezzo altissimo.

Ps. Ci tengo a precisare che sono del tutto a favore dei vaccini: mi sembrava semplicemente una storia curiosa.

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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