A parte Adamo, che secondo il racconto biblico fu addormentato al fine di permettere a Dio di estrargli una costola per originare Eva, per secoli la sorte di chi si sottoponeva ad un intervento chirurgico non fu fortunatissima: il pugno alla mandibola, così come la bastonata in testa, furono (assieme a generose somministrazioni di alcool) le tecniche più diffuse.

Gli assiri, nel IV secolo a.C., avevano scoperto lo strangolamento: una lieve pressione esercitata sulla carotide provocava la perdita di conoscenza, a causa della mancata ossigenazione del cervello.

Gli egizi, invece, utilizzavano la neve, che raccoglievano in montagna e conservavano in apposite strutture sotterranee: avevano compreso come il freddo diminuisse la sensibilità, oltre a ridurre la circolazione sanguigna.
Dal mondo vegetale veniva in aiuto la mandragora, una pianta cui si attribuivano poteri magici e potenti proprietà sedative: secondo Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) bastava annusarla prima di un intervento per venire anestetizzati.

Rappresentazione artistica della pianta Mandragora

La gamma di sostanze anestetiche adoperate nel corso dei secoli è veramente molto ampia: dall’oppio alla cannabis e alla coca, fino alla più recente morfina (ottenuta dal farmacista tedesco Friedrich Sertürner nel 1805) e al protossido di azoto, scoperto dal chimico britannico Joseph Priestley nel 1772, che fu utilizzato prevalentemente dai dentisti e dagli ostetrici.

La prima dimostrazione pubblica dell’efficacia dell’anestesia ebbe luogo nel 1846, quando l’inglese Thomas Green Morton utilizzò l’etere dietilico per sedare un paziente. La sostanza, ad ogni modo, era nota addirittura dal 1540, quando il medico e botanico tedesco Valerius Cordus la distillò dandole il nome di “olio di vetriolo”.

Coltivazione di papaveri per oppio in un villaggio nel Golestan (2009 – REUTERS/Goran Tomasevic – AFGHANISTAN SOCIETY)
Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

Lascia un commento