Prendete un paesino del sud della Francia, un prete “intraprendente” con un occhio di vetro, i templari, dicerie “ex post”, truffe, bugie e una fortuna spropositata; agitate con cura e otterrete l’incredibile vicenda di Rennes-Le-Chateau.

Il primo giugno del 1885, Bérenger Saunière, un curato molto particolare, interessato ai fenomeni esoterici e alle società segrete, viene nominato parroco di un minuscolo villaggio dell’Occitania. Appena arrivato al paesino, rimane allibito: la chiesa è pressoché diroccata, completamente da ristrutturare. Non ha molti  soldi a disposizione, e si sente sminuito da una nomina così modesta.  Messo da parte ogni orgoglio, cerca di elemosinare quanto più denaro possibile: ottiene tremila franchi dal marchese di Chambord e poco meno della metà dal comune.

La statua della Madonna nei giardini della canonica di Rennes-Le-Chateau

Appena iniziati i lavori di ristrutturazione (1891), alcuni operai rinvengono,  tra le fondamenta, un paiolo zeppo di “cose luccicanti”. Nei suoi diari, affermerà di averlo trovato grazie ad alcuni documenti scovati in una colonna cava della struttura. A causa della straordinaria scoperta, farà costruire ex novo la chiesa, una biblioteca ricalcante la torre di David a Gerusalemme (foto copertina) e una lussuosa abitazione per sé, villa Bethania. Frattanto, acquista mobili costosi, suppellettili, abiti sartoriali e una quantità spropositata di libri. I dubbi della cittadinanza, dapprima espressi sommessamente, si fanno sempre più rumorosi: alcuni sostengono che abbia riportato alla luce il tesoro dei templari, altri che sia venuto a conoscenza di un qualche mirabolante segreto che potrebbe mettere a repentaglio l’esistenza stessa della Chiesa (per questo motivo, quindi, da Roma avrebbero deciso di metterlo a tacere con generosi emolumenti); altri ancora, in mancanza di risposte, si limitano a vociferare intrattenga rapporti carnali con la perpetua, Marie Denernaud. Qualcuno la butta sul politico,  affermando sia una spia al soldo dei tedeschi. Nel 1896 ha inizio un lungo processo che lo giudicherà colpevole di simonia: Saunière rassegnerà le dimissioni nel 1909 e trascorrerà il resto della vita (morirà otto anni dopo, d’infarto) vendendo medagliette e santini.

Nel 1946, un certo Noël Corbu acquista le proprietà che l’ex curato ha lasciato in eredità alla perpetua : intende aprire un ristorante, e dal momento che il paese sorge su di una collina difficilmente accessibile, punta forte sulla leggenda per farsi un po’ pubblicità. Nel 1956 viene intervistato da un quotidiano locale, riscuotendo un discreto interesse; nello stesso anno conosce Pierre Plantard, un appassionato di miti e leggende che sostiene di essere in possesso di scottanti documenti appartenuti al Priorato di Sion. Quest’ultimo chiama in causa i Cavalieri del Tempio (cioè i templari), Maria Maddalena, il Santo Graal e i Catari (corrente ereticale sviluppatasi tra il decimo e il tredicesimo secolo tra il sud della Francia e il nord ovest d’Italia), senza eccessiva coerenza. Tra il 1969 e il 2003, studiosi e romanzieri si occupano dell’intricato caso, senza giungere (apparentemente) ad una risposta.

Il fantomatico logo del Priorato di Sion

Ad un’analisi meno superficiale, però, emerge che il Priorato di Sion non è mai esistito, ma è stato inventato dallo stesso Plantard nel ’56 (l’ uomo, un po’ mitomane e un po’ affarista, si diceva discendente dei re Merovingi) e che il buon Saunière si è arricchito partecipando a lotterie e non disegnando le bische, oltre che vendendo una mole spropositata di messe per corrispondenza: secondo il diritto canonico, un parroco non può celebrare più di tre messe al giorno, pertanto il nostro non faceva altro che incassare denaro per messe in suffragio che non avrebbe mai officiato. Ma tutto questo è troppo prosaico e troppo poco esoterico per vellicare il grande pubblico: ne converrà anche Dan Brown.

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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