Nel 1994 i Power Rangers delinearono una netta scissione generazionale. Dovevi essere esattamente nella fascia d’età giusta per goderti le loro avventure, altrimenti li avresti accantonati nella lista delle cialtronate. Ma per chi li seguiva si apriva un mondo, l’iniziazione a una tv da combattimento e, perché no, a un cinema di arti marziali, privilegio degli adulti. Il franchise della Saban svezzò bambini che a prodotti come Ken il Guerriero ancora non riuscivano ad accedere e, sebbene di tutt’altra stoffa, ebbe un’importanza da non sottovalutare. Sono passati ventitré anni da quel febbraio ’94, i Power Rangers sono ancora tra noi e forse per questo il reboot di Dean Israelite appare meno folle. Ma in tutto questo tempo, inevitabilmente, molte cose sono cambiate, in primis i protagonisti. E quindi gli attuali Jason, Kimberly, Billy, Zack e Trini sono ragazzi meravigliosamente umani, persone e non macchiette, ribelli e a volte soli, rotti, problematici e tormentati. Sì, sono stereotipi, ma rappresentano la realtà di un’adolescenza che tutti abbiamo attraversato e che per questo tutti conosciamo bene. L’adolescenza fatta di pregiudizi, bullismo, incomprensioni, di genitori che sembrano non capire mai i figli, di amicizie venute dal nulla in grado di saldarsi nel cuore.

 

La forza di Power Rangers, prima ancora che nel comparto grafico, è nella sorprendente funzionalità dei suoi protagonisti e delle loro storie. Storie di tutti i giorni, vive e semplici, che confluiscono l’una nell’altra in un destino eroico: grazie al coraggio e all’amicizia vestiranno i panni dei Rangers per combattere forze malvagie e salvare la loro città e il mondo. Inutile dire che non siamo più davanti a mostri di gomma e set di cartone, questo è un film delle origini e prende a piene mani dai cinecomics d’ultima generazione. E forse è proprio qui il difetto principale del film, nella volontà di seguire linee guida prestabilite da qualcun altro, invece di rischiare e far emergere una propria personalità. Si è voluto accontentare tutti e il risultato è un’opera altalenante, in bilico fra preadolescenza ed età adulta. Ma questo rischio era quasi ovvio, visto il materiale originale e sia Israelite che John Gatins, lo sceneggiatore, hanno fatto un lavoro impeccabile. La regia è sicura, decisa, studiata e mai casuale, l’approccio di Israelite è funzionale e moderno, ed eleva uno script già di suo ineccepibile. Non ci sono cadute o tempi morti, ma solo due ore che scorrono leggere e a tratti esaltanti.

Da questo punto di vista la scelta di dare più spazio ai Rangers piuttosto che ai Dinozord è stata, strano a dirsi, ottimale. I nuovi costumi, vere e proprie armature che sembrano fondersi con i muscoli, diventano il simbolo di un legame, della fiducia reciproca guadagnata con la verità, con le seconde occasioni, con le qualità personali e con l’eroismo tipico della gioventù.

E quando compaiono i Dinozord, scagliati contro la malvagia Rita Repulsa, è un ritorno all’adolescenza accompagnati dal mitico jingle, quel “go, go Power Rangers” ch’è stato colonna sonora di molti pomeriggi, da soli e con gli amici.

Non cercate il capolavoro in un prodotto come questo, ma solo sano divertimento costruito con intelligenza e competenza. Se poi siete nella fascia d’età giusta e le candeline iniziano a essere tante, vi godrete non solo due camei d’eccezione, ma anche l’esaltazione di menare calci e pugni in nome delle giustizia. Go Rangers!

 

 

Power Rangers
Anno: 2017
Regia: Dean Israelite
Cast: Dacre Montgomery, RJ Cyler, Naomi Scott, Ludi Lin, Becky G, Elizabeth Banks, Bryan Cranston

Manuel Leale
mleale@shakemymag.it
Figlio degli eighties, cinefilo compulsivo, sfogo la malata ossessione per la settima arte nei deliri ansiogeni dello scrittore. Critico, sceneggiatore, turista per caso, indosso con godereccia soddisfazione la maschera del cinico misantropo, maschera che cade con imbarazzante facilità. Vado matto per l’espressione “Cowabonga!”, peccato non la si possa usare con tanta frequenza. Se non sono in una sala buia davanti a un grande schermo, potete trovarmi in viaggio nel tempo e nello spazio a bordo di una cabina blu.

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