Si chiamava “Stato da tera” per distinguerlo dallo “Stato da mar” (i possedimenti d’oltremare ) e dal “Dogado” (la città di Venezia e la sua costa): se la Serenissima è divenuta celebre per la sua potenza marittima, non si può certo dire che i suoi domini di terraferma furono meno importanti. Tutt’altro.

L’espansione della Repubblica nell’entroterra incominciò attorno alla fine del Trecento e culminò grosso modo un secolo dopo, arrivando ad includere le città lombarde di Cremona e Bergamo. Le annessioni avvenivano in due modi: o per conquista militare o per “dedizione”, ossia la cessione volontaria dei territori da parte delle stesse città; Verona, per esempio, si “diede” a Venezia dopo essere stata a lungo saccheggiata dalla sue truppe nel 1405.
Quindici anni dopo, nel 1419, il Friuli, Feltre e Belluno vennero conquistati con le armi: a quei tempi appartenevano, infatti, al re Sigismondo d’Ungheria.

Nello stesso periodo scoppiò un conflitto anche ad occidente: Firenze, Milano e Venezia si affrontarono per ottenere il controllo della pianura padana.
La città lagunare, però, pagò a caro prezzo il proprio intervento: da un lato si indebitò oltremodo con capitani di ventura (non poteva infatti contare su un suo esercito di terra) e truppe mercenarie, e dall’altro lasciò sguarnita la costa orientale, da sempre minacciata dagli Ottomani. Nonostante il conflitto si fosse dimostrato un autentico salasso, il controllo veneziano sulla Lombardia orientale si consolidò, arrivando ad inglobare anche la città di Brescia (1426).

Solo la coalizione anti-veneziana promossa da Luigi XII, re di Francia, e da papa Giulio II (il celebre Giuliano della Rovere) intimò l’alt alla politica espansionistica dei dogi: Venezia subì infatti una dura sconfitta sul fiume Adda, presso Agnadello, il 14 maggio del 1509.

La potenza seppe comunque rialzarsi: grazie ai boschi dell’entroterra ampliò sia la flotta da guerra che quella mercantile, continuò a stringere proficui accordi commerciali lungo tutto l’arco del mediterraneo ed iniziò a bonificare le pianure (opera monumentale intrapresa a partire dal Cinquecento). Fu proprio questo provvedimento a far scoprire ai ricchi veneziani, abituati al mare, i piaceri della campagna. Attorno al fiume Brenta, nelle pianure friulane, nel Polesine o nel vicentino, le nobili famiglie dei Foscari, dei Contarini, dei Manin e dei Pisani cercarono di sfuggire all’opprimente afa estiva rifugiandosi in sontuose abitazioni: fu così che nacquero le cosiddette ville palladiane, capolavori del neoclassico ad opera dell’ architetto Andrea Palladio.

Villa Pisani

 

Marcello Bellini
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Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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