È sempre affascinante veder giocare Eleonora Lo Bianco. Mi direte: ma dai? Che novità! In effetti appassionarsi ad un talento simile è molto semplice: i tanti successi con i club, il record assoluto di presenze con la Nazionale e i numerosi premi come miglior alzatrice fanno di lei un monumento della pallavolo italiana difficilmente eguagliabile. Due sono i segreti che hanno trasformato “Leo”, così la chiamano le compagne e i tifosi, nella campionessa che è ora: umiltà e lavoro. Lo Bianco è una giocatrice umile e consapevole della necessità del lavoro in palestra per raggiungere grandi obiettivi. Si allena con costanza senza credersi già arrivata, cosa che invece è maggiormente comune, e purtroppo inevitabilmente limitante, in molti atleti promettenti ma eccessivamente presuntuosi che a causa di questo aspetto non riescono a compiere il definitivo salto di qualità. La strabiliante carriera della palleggiatrice nativa di Omegna si potrebbe immortalare in tre grandi incontri con il club e la Nazionale.

I match di una carriera

15 settembre 2002

L’Italia di Togut, Rinieri, Piccinini, Mello, Leggeri, Cardullo e, ovviamente, Lo Bianco, guidata da Marco Bonitta, si laurea campione del mondo alla Max Schmeling Halle di Berlino, di fronte a più di 9000 spettatori. Un match durissimo, vinto al tie break contro la favorita compagine statunitense. La piccola Leo orchestra alla perfezione le sue attaccanti, esaltando in particolare la potenza di Elisa Togut, autrice di un incontro favoloso con ben 32 punti messi a segno. Indelebile è il ricordo delle lacrime di Lo Bianco, nel quinto set sul 14-12 per l’Italia, poco prima di alzare l’ultima “pipe” a Togut che ha consegnato la medaglia più preziosa a dodici atlete straordinarie. Un pianto liberatorio, di soddisfazione, che dimostra come il duro lavoro sia la chiave giusta per il successo.

19 febbraio 2011

La stagione 2010/2011 si rivela durissima per Lo Bianco: dopo il deludente quinto posto al mondiale giapponese del 2010 arriva la diagnosi di un tumore al seno. Tutta la comunità del volley, nazionale e internazionale, si stringe intorno al talento piemontese che non si perde d’animo e lotta con tutte le forze. La tempestività dell’intervento e la caparbietà di una ragazza mai doma le consentono di riprendersi e di esordire nella stagione in corso durante il match contro Conegliano, il 19 febbraio del 2011. Sul finire del terzo set il cambio con Ortolani è accolto da un boato di gioia: tutto il pala Norda di Bergamo saluta la campionessa che, finalmente, torna ad incantare il suo pubblico.

Eleonora Lo Bianco con la maglia del Volley Bergamo14 agosto 2016

Nonostante il 3 a 0 netto rifilato al Portorico, l’Italia nuovamente targata Bonitta non accede ai quarti di finale delle Olimpiadi di Rio 2016. Leo è stata convocata all’ultimo per affiancare Alessia Orro nella spedizione carioca ma gioca pochissimo e non riesce a imprimere una svolta ad una squadra apparsa nettamente impreparata per un simile palcoscenico. Per Lo Bianco l’esperienza in Nazionale si chiude amaramente: la carta d’identità e il fisiologico ricambio generazionale sembrano negarle la convocazione per Tokyo 2020 e la possibilità di arricchire l’invidiabile palmarès con una meritata medaglia olimpica. La delusione è tanta ma altrettanto consistente è quel senso di profondo ringraziamento che ogni tifoso sente spontaneamente nel proprio cuore.

Eleonora Lo Bianco in palleggio (foto overtheblock.it)

Casalmaggiore per sognare ancora

La stagione con Casalmaggiore non è iniziata nel migliore dei modi. Un infortunio alla spalla sta costringendo Lo Bianco ai box. La squadra ne risente, manca la pedina principale e i malumori turbano lo spirito battagliero di una delle squadre rivelazione degli ultimi anni. Guarisci presto Eleonora! Le tue compagne e noi tifosi, ti vogliamo in campo il prima possibile per regalarci ancora quei palleggi di cui, ahimè, non possiamo fare a meno.

Alessandro Bonci
bonci.fai@gmail.com
Nasco a Cremona nel giugno '89, ma sono bresciano d’adozione. Mi sono laureato in Storia e critica dell’arte a Milano, pallavolista finché il fisico regge, ho sviluppato una dipendenza patologica nei confronti della pittura del Cinquecento italiano e del buon vino, preferibilmente bollicine. Non sopporto chi si giustifica costantemente, amo la gente che sorride.

Lascia un commento