La diffidenza con cui il giovane pubblico si affaccia all’arte moderna, ritenuta spesso troppo obsoleta e priva di contenuto rispetto alla fresca originalità di quella contemporanea, verrebbe sicuramente meno dopo una passeggiata in San Sigismondo a Cremona.

Anche il più arido, distratto e svogliato dei visitatori, infatti, rimarrebbe piacevolmente stordito dalla profusione di affreschi che non risparmiano nemmeno un angolo della chiesa. La sua storia è molto antica e risale alla fine del X secolo ma l’aspetto attuale si deve alla volontà di Bianca Maria Visconti, promotrice dei lavori di riqualificazione iniziati nel 1463. La sobrietà architettonica dell’esterno è totalmente ribaltata dalla ricca decorazione pittorica dell’interno.

Complesso di San Sigismondo, Cremona, Lombardy, Italy

Tra i numerosi capolavori che si potrebbero illustrare due sono sicuramente degni di nota. Il primo è il Cristo in Gloria tra gli evangelisti e due monaci gerolamini affrescato sulla conca absidale da Camillo Boccaccino nel 1535. Cristo è collocato al centro e ai suoi piedi, in adorazione, sono disposti i quattro evangelisti con i libri sacri mentre, a destra, spuntano i busti di due monaci gerolamini. È un dipinto impressionante e chiunque entri in chiesa ne rimane colpito: il caldo impasto della tavolozza, la luce abbacinante in cui sono immersi i personaggi e l’ardito sottinsù rimandano indubbiamente alla pittura emiliana, a Correggio e, in particolare, alla cupola di San Giovanni Evangelista a Parma, da lui realizzata tra il 1520 e il 1524.

Nella seconda cappella di sinistra, dedicata a San Giovanni Battista, è collocato l’altro intervento straordinario di cui è opportuno fare menzione: si tratta della pala d’altare raffigurante Salomè con la testa del Battista, eseguita da Antonio Campi nel 1567. Si tratta di una seconda versione poiché la prima, di qualche anno precedente, fu rifiutata forse per l’eccessiva carica realistica che non avrebbe trovato apprezzamento dalla committenza. Il dipinto è una pagina formidabile della maniera cremonese, finemente bilanciata tra la sensualità erotica di Salomè e l’orrore del corpo del Battista che giace decapitato in primo piano. Questo forte contrasto, unito ad una sapiente regia luministica e ad un’efficace declinazione realistica dell’evento hanno comprensibilmente convinto Roberto Longhi, il più importante storico dell’arte del Novecento, ad annoverare Antonio tra i precursori caravaggeschi.

A. Campi, Salomè con la testa del Battista, 1567, Cremona, San Sigismondo, cappella di San Giovanni Battista

Le affinità tra il pittore cremonese e Caravaggio si colgono anche nel dettaglio del carnefice: echi del modello campesco riecheggiano, per esempio, nella Flagellazione del Museo di Capodimonte di Napoli, eseguita dal Merisi una volta arrivato nella città partenopea nel 1607. Il monastero cremonese è sempre aperto ma con alcune limitazioni dovute alla presenza delle Monache Domenicane del monastero di San Giuseppe di Fontanellato (PR). La terza domenica di settembre e il primo di maggio si ricordano le due aperture straordinarie, in cui il visitatore ha la possibilità di accedere ai luoghi normalmente riservati alla clausura.

Alessandro Bonci
bonci.fai@gmail.com
Nasco a Cremona nel giugno '89, ma sono bresciano d’adozione. Mi sono laureato in Storia e critica dell’arte a Milano, pallavolista finché il fisico regge, ho sviluppato una dipendenza patologica nei confronti della pittura del Cinquecento italiano e del buon vino, preferibilmente bollicine. Non sopporto chi si giustifica costantemente, amo la gente che sorride.

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