In occasione del ventesimo anniversario della riapertura, la Galleria Borghese di Roma celebra Gian Lorenzo Bernini con un’importante esposizione, in calendario fino al 4 febbraio 2018. È difficile trovare un’opera di Bernini poco conosciuta: Apollo e Dafne, il David o il Ratto di Proserpina non sono solo capolavori da manuale di storia dell’arte, ma icone indiscusse del patrimonio culturale italiano. Artista irraggiungibile e profondo innovatore, lo scultore napoletano diede un contributo enorme all’affermazione del Barocco in Europa.

Bernini a Roma: l’Estasi della beata Ludovica Albertoni

È Roma, però, il luogo migliore in cui è possibile apprezzarne la strabiliante produzione. Molti dei capolavori dell’artista nacquero nella città dei Papi per soddisfare committenze prestigiose, su tutte quella del pontefice Urbano VIII, ma anche per ridisegnare il tessuto urbano, come avvenne in piazza Navona con la fortunata Fontana dei Quattro Fiumi, che riporta alla memoria l’acerrima rivalità con il collega Borromini. Passeggiando tra i vicoli di Trastevere si arriva alla chiesa di San Francesco a Ripa, antico luogo di culto radicalmente trasformato nel Seicento. Nella parete di fondo del transetto sinistro ecco apparire una delle sculture più emozionanti del maestro partenopeo: si tratta dell’Estasi della beata Ludovica Albertoni, mistica francescana vissuta tra il XV e il XVI secolo e beatificata nel 1671. In occasione di tale evento, la famiglia Altieri decise di dedicarle una cappella nella chiesa di San Francesco a Ripa e commissionò a Bernini la scultura, completata entro il 1674. Ludovica è adagiata su un letto, con il capo leggermente ruotato verso il visitatore in modo da farne intravedere il viso trasfigurato.

La seduzione del marmo

Che dire, si resta davvero senza parole. Spesso, davanti a opere simili, ci si sente smaterializzati, incapaci di sviluppare un concetto razionale, di raccogliere idee per snocciolare qualche frasetta accademica di effetto, ma che appare tristemente ridicola al cospetto di una tale potenza comunicativa. Bernini riesce a trasmettere la consistenza materica degli oggetti e dell’incarnato umano come pochi altri hanno fatto prima di lui e faranno dopo: le lenzuola, morbidissime, potrebbero essere tranquillamente in seta, la veste di Ludovica è di un’incomparabile esuberanza e il lieve ma squisito motivo ornamentale del cuscino dimostra come nulla sia lasciato al caso. Il volto della donna è una maschera espressiva: la bocca dischiusa e le palpebre semiaperte traducono per gli umani lo sconvolgimento interiore della mistica, accentuato dalla posizione delle mani che premono sul costato. Evidenti sono i richiami ad altre opere dell’artista, tra cui l’altrettanto conosciuta Transverberazione di Santa Teresa d’Ávila della cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria a Roma, ma anche di altri maestri come Stefano Maderno. Una sintesi dei temi e delle tecniche del Barocco italiano: stupore, morbidezza e preziosità che, nella figura di Ludovica Albertoni, si trasformano, come direbbe Antonio Canova, in “vera carne”.

Alessandro Bonci
bonci.fai@gmail.com
Nasco a Cremona nel giugno '89, ma sono bresciano d’adozione. Mi sono laureato in Storia e critica dell’arte a Milano, pallavolista finché il fisico regge, ho sviluppato una dipendenza patologica nei confronti della pittura del Cinquecento italiano e del buon vino, preferibilmente bollicine. Non sopporto chi si giustifica costantemente, amo la gente che sorride.

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