Nel 1741, incantato dalla bellezza del luogo, sbarcò sull’isola di Capri il primo straniero che la scelse per viverci. Si trattava di sir Nathaniel Thorold (1695-1764), un gentiluomo inglese. Assieme a lui attraccò una singolare coppia. La donna era Anna del Noce, una trentenne originaria dell’isola, titolare di un fascino irresistibile, mentre il marito, anch’egli caprese, si chiamava Antonino Canale e scollinava i settant’anni.

I tre arrivavano da Livorno, città in cui i coniugi avevano conosciuto lo straniero: quest’ultimo, accanito giocatore d’azzardo, aveva sperperato una fortuna al gioco, salvo poi riprendersi grazie al commercio del baccalà nella città labronica. 

E fu proprio durante il soggiorno in Toscana che ereditò, da un lontano parente, una cospicua somma di denaro, diverse tenute nel Lincolnshire ed il titolo di baronetto. Ufficialmente i tre avevano scelto l’isola affinché sir Thorold potesse alleviare i sintomi dell’asma, di cui soffriva da sempre, ma bastò pochissimo tempo per capire come, in realtà, volessero continuare indisturbati il loro ménage à trois.

Sir Nathaniel Thorold

La condotta della specialissima trimurti scandalizzò l’isola e soprattutto il suo vescovo (la diocesi di Capri verrà sciolta solo nel 1818), il quale cercò più volte di richiamarla ad una condotta, diciamo cosi, più morigerata.

In seguito, il britannico acquistò un vecchio ospizio e lo fece trasformare in un sontuoso palazzo, arredandolo con mobili e arazzi provenienti dalla sua terra. Sul terrazzo della reggia, affacciata sul golfo di Napoli, si tenevano feste e serate danzanti.La vera padrona di casa era Anna, mentre Antonino, ormai acquartierato nelle sue stanze, compariva soltanto nelle occasioni principali.

Quando Canale morì, a ottant’anni suonati, il tenace prelato cercò di convincere il nobiluomo a sposare la donna e regolarizzare la situazione, ma l’inglese, anglicano, rifiutò sempre di convertirsi. A causa della sua fermezza, una volta passato a miglior vita venne sepolto in terra sconsacrata (la tradizione vuole sia stato inumato in un vigneto da due anziani pietosi).

Dopo diversi anni, quando i familiari chiesero la restituzione delle spoglie, nessuno ricordava più dove si trovassero; Anna, senza perdersi d’animo, fece spedire in Inghilterra la salma di un anonimo eremita morto tempo prima. E fu così che nella tomba del libertino finì un asceta.

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

Lascia un commento