Secondo la definizione riportata su non so quale enciclopedia – probabilmente in appendice September Issue di Vogue – il MET Ball è un gran galà che ha luogo presso il Metropolitan Museum of Art di New York.

Di fatto, il Met Ball (per gli amici MET) altro non è che una grandissima passerella in cui a sfilare non sono (solo) modelle, bensì celebrità più o meno influenti.

La funzione utilitaristica del MET, francamente, non sarei in grado di individuarla: dalla mia umilissima prospettiva di studente ormai arresosi all’idea del precariato, il Met è una gigantesca competizione a chi dispone dello stylist con i contatti migliori.

Due regole vigono in relazione alla realizzazione del MET:

  1. che questa mastodontica passerella abbia luogo il primo lunedì di maggio
  2. che vi sia un tema, a cui le star partecipanti dovrebbero attenersi – e il condizionale, come vedrete a breve, è d’obbligo.

Poi, qualcuno, un’entità non ben identificata, nel corso della storia ha deciso che le regole venissero istituite con il solo fine di essere infrante: ecco perché, puntualmente, almeno un 40% degli attenders non si attengono minimamente al tema prestabilito.

Il tema di quest’anno è stato il seguente:

Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination

Un tema annunciato in data 8 novembre 2017. Insomma, non esattamente ieri l’altro.

Eppure, fior fior di celebrities (o presunte tali) hanno avuto l’ardire di presenziare con abiti per cui nemmeno con il più fervido degli sforzi immaginativi si sarebbe riusciti a identificare una parvenza di correlazione al tema prescelto.

Infatti, ecco Kylie Jenner e Travis Scott – genitori da poco, anche se vi sono dubbi sulla reale paternità di lui e, trattandosi della famiglia Kardashian, parlerei di certezze più che di perplessità – indossare due pezzi provenienti dall’ultima collezione di Alexander Wang. Una collezione dichiaratamente ispiratasi all’urban e allo streetstyle. Fior fior di suore e vescovi popolano le strade del Bronx, no?

Oppure Selena Gomex che, fresca fresca di doccia abbronzante, calca il red carpet avvolta in un primaverile drappo firmato Coach – di cui è testimonial – preso a prestito dal guardaroba di Anna dai Capelli Rossi.

Oppure ancora Charlotte Casiraghi che, avvolta in un minidress in pelle di Yves Saint Laurent, sembra provenire direttamente dal set di un qualsiasi film di Tinto Brass. D’accordo: negli ultimi anni si discute molto in merito all’effettiva liceità della condotta dei preti, ma forse il riferimento poteva essere un po’ più sottile.

Ce ne sarebbero altre – moltissime – da portare a esempio, ma comprensibilmente lo spazio a disposizione è limitato. Di fatto, la maggior parte si è salvata in corner applicando una croce su una natica o un cerchietto di corona di spine in fronte.

Dolce e Gabbana propone da almeno 20 anni qualsiasi tipologia di capi d’abbigliamento con richiami alla religione cattolica: era così difficile contattare il signor Stefano e domandare, chessò, un giacchetto con su ricamata Santa Rita da Cascia? E dire che è costantemente presente sui social: si è dato il tempo di bloccare me, che sono un Signor Nessuno, vuoi che non abbia il tempo di applicare una toppa su un giacchetto a forma di Padre Pio?

Insomma, ben poche si sono adeguatamente attenute al tema.

Tra queste, Zendaya che, vestita di una cotta di maglia metallica firmata Atelier Versace, mette in scena una moderna Giovanna d’Arco. Plauso per il riferimento assolutamente non banale, un po’ meno per la parrucca su cui è caduta la scelta.

Oppure Lana del Rey, Jared Leto e Alessandro Michele: tre forti personalità che, insieme, hanno rappresentato quanto di più vicino vi fosse, nel mio immaginario, alla Santissima Trinità.

Definirei low-profile Ariana Grande, con un riferimento sottile, quasi impercettibile: infatti, la cantante di origini nostrane, a scanso di equivoci, ha ben pensato di affidarsi a Vera Wang, la quale le ha confezionato un abito (brutto) su cui era stampata una riproduzione del soffitto della Cappella Sistina. O Cappella Sedicesima, stando al coltissimo Justin Bieber.

Ma la menzione d’onore va a Rihanna: regina dapprima della musica pop, poi della musica urban, successivamente del make up – con la linea Fenty Beauty, così di successo da configurarsi come fenomeno di costume, ma regina della lingerie, con una linea di indumenti intimi in uscita a giorni. Evidentemente, tutto ciò non le bastava: perché, oltre a detenere il titolo di regina del MET Ball da almeno 3 anni a questa parte, quest’anno ha ambito a un’altra carica.

Ebbene sì, in data 7 maggio 2018 la fumata è bianca: un nuovo Papa è stato eletto, e il suo nome è Rihanna I.

Menzione speciale per Blake Lively.

L’indimenticata Serena Van Der Woodsen di Gossip Girl – quanto di più prossimo alla Tv Educational io conosca – è riuscita a creare attorno a sé un vero e proprio fenomeno: la sua presenza è, dopo quella di Rihanna, la più attesa ad ogni MET Ball. Che indossi un Gucci, Versace o un accappatoio in microfibra, è garantito che i social esploderanno, prodigandosi in lodi ed encomi.

Insomma, Vogue.com – AKA la Bibbia – ha censito 160 looks.

Di questi, azzarderei almeno un centinaio fuori tema. E dire che, al liceo, questo sarebbe stato sufficiente a garantire un’insufficienza nei saggi brevi!

Claudio Calzi
cla9431@hotmail.it
Caustico più della soda, ma molto meno sodo del celeberrimo uovo. Sul mio conto si possono annoverare numerose qualità; ma mi definirei soprattutto magnetico: nel senso come attraggo io le sventure, nessuno mai. 16 anni (compiuti numerose volte) e residente in uno sperdutissimo paesino a sud della Lombardia, posso vantare una laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche. Ma non temete: ad oggi non si è rivelata utile nemmeno ad alleviare le mie stesse pene. Mi occupo di moda e spettacolo, perché ad una fluente chioma castana mi fa da contraltare uno spirito molto biondo.

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