Qualche spunto per una visita consapevole

Negli ultimi anni è molto frequente imbattersi in esposizioni qualitativamente scarse, pacchetti preconfezionati dall’incerto valore scientifico, destinati unicamente a batter cassa. Come riconoscere la genuinità di una mostra? Ecco alcuni spunti di riflessione che potrebbero essere d’aiuto per sviluppare una consapevolezza più profonda sull’argomento. Una mostra ha senso se ha qualcosa di interessante e originale da raccontare, se è motivata da una revisione sugli studi relativi ad un autore o un movimento, da nuove scoperte, da grandi restauri, dalla valorizzazione di una raccolta artistica o se coincide con una speciale ricorrenza. Guadagnare bene attraverso la cultura non è immorale e sarebbe ipocrita pensarla diversamente, ma non può avvenire a discapito di un totale disinteresse per il valore scientifico dell’evento.

Sala con il Dialogo attorno al Settecento presso la Pinacoteca di Brera (foto www.milanoweekend.it)

Budget e legame con la collezione di un museo

Esposizioni che annoverano artisti del calibro di Picasso, Van Gogh, Caravaggio o Leonardo, a meno che si tengano in un contesto in cui sono già presenti delle loro opere, richiedono un enorme sforzo economico, difficilmente conciliabile con la crisi attuale, che non ha risparmiato il settore cultura. Sarebbe preferibile privilegiare le piccole esposizioni, le “mostre dossier” che, con poche opere aprono un mondo su realtà magari poco note ma non meno emozionanti. Cosa dire, per esempio, dell’eleganza cortese dei tarocchi di Bonifacio Bembo, dei profili numismatici di Pisanello o delle pennellate corrusche e scintillanti del Genovesino? Autori conosciuti per chi studia ma non così familiari al grande pubblico. Qualora la mostra venga allestita in un museo (cosa che accade di frequente), prestate attenzione al legame con la collezione permanente. Una delle finalità più nobili di tali eventi è la valorizzazione dei “tesori di famiglia”. Un esempio virtuoso è il caso di Brera. Il nuovo direttore, James Bradbourne, in concomitanza con il riallestimento delle sale della pinacoteca, organizza un “dialogo” per ogni settore riqualificato, concentrandosi su uno o più capolavori delle raccolte braidensi, a cui si affiancano due o tre pezzi in prestito da altre realtà. In tal modo si contengono i costi, si propone un prodotto di qualità e, soprattutto, il visitatore è stimolato a scoprire (o riscoprire) ciò che è sotto i suoi occhi quando vuole, visitando il museo. Un simile approccio può essere applicato anche in occasione di un restauro o nell’esposizione di un opera proveniente dai depositi, luoghi misteriosi e raramente fruibili dai turisti (a tale riguardo, nella pinacoteca milanese era buona usanza l’appuntamento con Brera mai vista).

Mostra su Genovesino allestita presso i Musei Civici di Cremona (foto www. turismoitalianews.it)

Allestimento e percorsi educativi

Dal punto di vista pratico, si dovrebbero utilizzare supporti poco appariscenti e colori non eccessivi, per evitare che l’allestimento fagociti le opere esposte. Imprescindibile la chiarezza nei pannelli esplicativi, fuggendo inutili preziosismi accademici, e nelle didascalie, possibilmente leggibili senza il telescopio Hubble, per un’immediata comprensione del tema, senza dimenticare il costante apporto delle audioguide e delle app dedicate all’evento. Da non dimenticare sono i percorsi educativi per i bambini, finalizzati a rendere consapevoli anche i più piccoli dell’enorme patrimonio di cui sono custodi. Realizzare una mostra è tutt’altro che banale, ci vogliono competenze, soldi ma, soprattutto, amore per quella bellezza che attende di essere adeguatamente condivisa.

 

(in copertina: Mostra di Gaudenzio Ferrari a Novara, Vercelli e Varallo (foto www.lastampa.it)

Alessandro Bonci
bonci.fai@gmail.com
Nasco a Cremona nel giugno '89, ma sono bresciano d’adozione. Mi sono laureato in Storia e critica dell’arte a Milano, pallavolista finché il fisico regge, ho sviluppato una dipendenza patologica nei confronti della pittura del Cinquecento italiano e del buon vino, preferibilmente bollicine. Non sopporto chi si giustifica costantemente, amo la gente che sorride.

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