Il 30 giugno del 1764 Jeanne Boulet, quattordicenne pastorella di Saint Etienne Lugdarès, nella provincia di Gévaudan (oggi dipartimento di Lozère, in Occitania) non tornò a casa.
Il suo corpo, parzialmente divorato, venne ritrovato nella radura soltanto il giorno seguente. In un primo momento la notizia non scosse granché gli animi: all’epoca, in Francia, i lupi uccidevano circa trenta persone all’anno.

Nell’agosto dello stesso anno, però, una ragazza di Puylaurent, villaggio poco distante, dichiarò di essere stata assalita da :”Una bestia orribile, metà lupo e metà tigre, con enormi artigli e lunga coda”. Le autorità locali decisero quindi di rivolgersi al sovrano, Luigi XV, che si affrettò ad inviare il loco uno squadrone di Dragoni, fanti scelti a cavallo. All’inizio di settembre, una donna fu sbranata nell’orto di casa: il comandante Duhamel, giunto sul posto per un sopralluogo e osservate le orme dell’animale, dichiarò dovesse trattarsi di un leone.

Il 5 ottobre la Bestia (nessuno era riuscito a trovare un nome più opportuno) venne avvistata nei pressi del castello di Besset, mentre si avvicinava furtivamente ad un pastore: colpita da diverse fucilate, si rialzò e riuscì a fuggire.

A metà gennaio 1765, mentre il numero dei morti era salito a ventuno, la notizia valicò i confini transalpini: un giornale inglese dichiarò, sarcasticamente, che :”Un solo animale aveva tenuto in scacco 120.000 soldati francesi, artiglieri inclusi, per poi imbattersi in una gatta e venirne sopraffatto”.

Ad aprile, mietuta la cinquantottesima vittima, il re comprese il fallimento dei Dragoni: inviò quindi nella zona Charles d’Enneval, un nobile cacciatore originario della Normandia, membro della Louveterie Royal, un corpo scelto incaricato di eliminare lupi e animali feroci.
In due mesi abbatté oltre settanta esemplari, ma le aggressioni non si fermarono. Venne quindi sostituito da François Antoine, capo della Louveterie , che giunse nel dipartimento con quindici guardiacaccia e numerose mute di cani.

Il 21 settembre, infine, Antoine avvistò la belva nei pressi di Les Chazes: messa alle strette dai cani, fu abbattuta a colpi di fucile. Era una femmina colossale, alta ottantasei centimetri al garrese e pesante oltre sessanta chili. Il re riempì il cacciatore di oro e onori, ma gli attacchi continuarono per tutto il 1766: Luigi non volle però più saperne, tanto da impedire di nominare la Bestia negli atti ufficiali e persino ai funerali.

Il 18 giugno del 1767 un cacciatore dilettante della regione, tale Jean Chastel, uccise uno strano lupo: più della struttura fisica era la forma del cranio a stupire, a causa della mandibola estremamente sovrasviluppata.

Il buon Chastel pensò bene di portare la creatura (forse un incrocio tra un molossoide e un lupo) al monarca, ma venne respinto in malo modo: quella carcassa maleodorante non poteva essere la Bestia del Gévaudan, dal momento che si trovava già impagliata nel Museo di storia naturale di Parigi!

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

Lascia un commento