“Con il crollo del ponte Morandi, Genova ha subito una ferita e ha bisogno di un nuovo pezzo di città, e la dove ci sono criticità, si mascherano le migliori potenzialità per un nuovo sviluppo, consapevole e contemporaneo. Genova ha bisogno di un ponte da abitare, vivere, percorrere, capace di produrre energia”, così Stefano Giavazzi, architetto dello Studio f+g Associati di Bergamo, ideatore di un progetto radicalmente diverso da quelli finora presentati per la ricostruzione del ponte sul torrente Polcevera.

Da dove nasce questo progetto?

Dal mio percorso di studio. Mi sono laureato con una tesi che riguardava la progettazione e la composizione architettonica, dal titolo “Reti della percorrenza e nodi infrastrutturali complessi nel margine sud di Bergamo. Un metodo generativo applicato alla progettazione architettonica urbana per la definizione dei nuovi nuclei di condensazione della forma insediativa dispersa”, con il paradigma “Dalla forchetta alla città” ossia un modo per dire che la progettazione ha un valore adimensionale.

Bozzetto progetto (gentile concessione www.fg-associati.it)


Un’idea-progetto per ora sulla carta, ma se venisse approvata, le tempistiche quali sarebbero?

Impossibile a dirsi. Purtroppo siamo in Italia, ma la prefabbricazione di elementi semplici come quelli proposti, dai cubi al traliccio in acciaio, in una singola giornata, una squadra può montarli sicuramente su di un pilone alto circa i 50 metri  necessari. Il problema sono le fondazioni, ma è troppo presto per poter fare delle ipotesi. Settimana prossima andrò a visitare il sito per farmi un’idea più precisa.

Progetto nuovo ponte Genova (gentile concessione www.fg-associati.it)


Interessante l’idea di luoghi da vivere sopra, attraverso e sotto il ponte, può spiegarci meglio questo concetto?

La specializzazione delle infrastrutture genera fratture territoriali, isole irrisolte di territorio che prima era unito ed ora è isolato…

Sono logiche novecentesche, è venuto il tempo di ascoltare anche le ricerche che da anni si svolgono con gli studenti delle facoltà e non solo le archistar. Abbiamo bisogno di un’architettura diffusa e non di firme autocentrate ed egocentriche o per lo meno che vi siano entrambe.

L’autostrada e la pista ciclo pedonale, particolare del Progetto nuovo ponte Genova (gentile concessione www.fg-associati.it)

Nella sostanza si realizza un edificio reticolato sul cui cappello corrono le auto e al di sopra una pista ciclo pedonale che collega le due zone della città. Sotto, essendo spazio costruito, si utilizza come meglio si crede. Spazi per ristoranti, palestre, mostre, centro di ricerca collegato alle sottostanti metalmeccaniche, un po’ come il Polo di ricerca del Kilometro Rosso a Bergamo, ma il sistema qui sarebbe aperto, visibile agli sguardi di ognuno di noi. Un sistema in evoluzione dove le “unità abitabili”, mi permetta il termine, si appaltano per concorso le quali potranno essere tutte differenti come per esempio la città su più livelli di Leonardo da Vinci o Le Corbusier Piano OBUS, o ancora il percorso sulla High Line di New York o i famosi Ponte Vecchio a Firenze e Ponte di Rialto a Venezia. La storia è piena di esempi architettonici, basta solo saperla leggere e non decantarla per la sola bellezza. Occorre chiedersi perché è bella!


Non solo la riconversione del ponte, ma anche l’intera zona circostante. Come e cosa farete?

Andremo sul luogo e occorre condividere ogni singolo passaggio con la popolazione abitante. Li si cresceranno le nuove generazioni, si educherà la gente. Non possiamo fare come nel medioevo che il re arrivava e spazzava via tutto… Adesso il re è nudo.

Progetto nuovo ponte Genova (gentile concessione www.fg-associati.it)


Cosa ha pensato e dove era quando ha appreso della notizia del crollo del ponte Morandi?

Una tragedia. Io appartengo anche al Soccorso Alpino ed ero a Rigopiano, non dico oltre. So perfettamente cosa significa lavorare all’interno di tali situazioni e il miglior modo per onorare le vittime non è il numero di piloni a loro inventario di una banalità incredibile, ma fare un’opera che mostri a tutto il mondo la forza del giovane pensiero che non risiede nell’età anagrafica, ma nei modi di vivere di ciascuno di noi.


Che idea si è fatta sulle cause del crollo?

L’idea che abbiamo tutti. Provi a percorrere le nostre gallerie: sono piene di infiltrazioni. Vada in Svizzera o Germania… ci si può fare un pic nic all’interno. Ho anche realizzato un edificio sotto una falda di 2500 mq, non una goccia d’acque. Basta soltanto applicare le tecnologie giuste e nessuna guaina impermeabilizzante. Io non sono un genio ma uno qualunque, ma utilizzo il sapere che si trova ovunque, però con estrema fermezza, senza compromessi.

Mattia Barcella
mbarcella@shakemymag.it
Nato sotto il segno dell'Acquario nell'ormai lontano 1988. Da qualche anno abito in un borgo medievale a pochi chilometri da Bergamo, dove gli unici a disturbarmi mentre scrivo sono i rintocchi del campanile e il belare di un gruppetto maleducato di pecore. Appassionato sin da piccolo di giornalismo ed attualità. Amo il profumo della carta di giornale così come quella dei libri che non smetterei mai di comprare. Ho fondato e dirigo ShakeMyMag.

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