Mani ferme, semplicità ben riconoscibile e occhi castani luminosi. Lei è Francesca Parazzi, 29 anni, originaria di Alzano Lombardo (Bergamo). Francesca vive da quattro anni a Copenaghen (Danimarca) dove lavora come sous chef affermata nel ristorante stellato Marchal dell’Hotel d’Angleterre, albergo di grande fama, nonché uno tra i più lussuosi di tutta Copenaghen.

Dopo la scuola alberghiera frequentata a Clusone (BG), un’esperienza all’estero in Scozia e poi qualche anno passato ai fornelli della cucina dell’albergo Hotel Milano di Bratto (BG), Francesca approda in Danimarca. «Sono andata a Copenaghen per amore – afferma Francesca con occhi
luccicanti – Il mio ragazzo iniziò a fare il dottorato all’Università di Copenaghen, poco dopo lo raggiunsi e iniziai a cercarmi un posto di lavoro; fino a che, poche settimane più tardi, mi assunsero in un bistrot danese come capo partita. Dopo un posto da secondo chef ora sono sous chef di un albergo importante in città» conclude orgogliosa.

 

Guardava quell’albergo con aria sognante ogni qualvolta si aggirasse per la città, confessa ora Francesca, e dentro di sé diceva: “non ci arriverai mai”. Invece oggi Francesca ce l’ha fatta e ora si dice felice e soddisfatta. Per fortuna (e bravura, aggiungerei io) ha raggiunto una posizione eccellente nel settore della ristorazione.

Lontani i ricordi da bambina, quando la nonna le dava lo sgabello e le faceva preparare biscotti e dolci vari insieme a lei. È però all’età di quindici anni circa che la sua passione per la cucina è esplosa. «Quell’estate cucinai come volontaria presso la cucina dell’Oratorio Immacolata Alzano di Alzano Lombardo durante l’annuale festa e fu proprio da lì che iniziò la mia passione per la cucina. Mi piaceva e divertiva abbinare gli ingredienti» racconta Francesca.

In cucina Francesca esige ordine, rispetto e pulizia. «Una delle mie qualità è l’organizzazione», confessa. E l’ingrediente segreto che non può mai mancare è l’origano.

Francesca non segue un modello preciso, ma aspira a diverse qualità di diversi chef che ha conosciuto e con cui ha avuto piacere e occasione di lavorare. «Non ho un modello a cui fare riferimento, mi piacerebbe avere caratteristiche di più chef – sostiene Francesca – Il primo chef danese con cui ho lavorato, il grande Ronny Emborg, che ora gestisce un ristorante a New York, mostra sempre piatti puliti e curati, da lui vorrei acquisire la sua pulizia. Dallo chef Mandaradoni, conosciuto durante un’esperienza lavorativa che ho svolto in Toscana, ho appreso l’organizzazione, lui mi ha insegnato davvero come muovermi in cucina; vorrei un giorno poter dire di aver guadagnato anche la sua maestria e la sua destrezza nel combinare sapori. E poi c’è lo chef Mauro Elli, il mio insegnante, a cui devo le mie solide basi».

L’aspetto che le manca di più del suo Paese quando è lontana da casa è … «l’Esselunga» sorride e si spiega Francesca. «La cucina scandinava, e in generale quella nordica, è vasta, ma quella danese non così tanto. Quindi quando sono fuori dall’Italia mi manca la varietà italiana e l’offerta a cui possiamo attingere qui in Italia» dichiara Francesca.

Francesca è amante del dolce, forse perché in fondo è una ragazza semplice, sensibile e dolce nella vita quotidiana. Determinata e precisa in cucina, è altrettanto socievole e amichevole fuori. Così si descrive. «Amo i dolci perché mi è sempre stato più facile prepararli» svela Francesca.

Francesca ama il gelato perché «è un’arte produrlo» afferma. Odia i sapori aciduli come lo yogurt e non impazzisce per la fermentazione anche se «riconosco che qualsiasi salsa fermentata dà un tocco in più al piatto» aggiunge lo chef.

Il suo sogno nel cassetto è quello di aprire e gestire un’attività. «Mi piacerebbe aprire un ristorante o una pasticceria qui in Italia con ispirazione nordica, che mantenga e faccia conoscere agli italiani la tradizione danese, che ho imparato e pratico ogni giorno a Copenaghen».

L’aspetto che Francesca più apprezza della Danimarca è la meritocrazia anche se non nasconde la volontà di poter svolgere un lavoro della stessa portata anche in Italia un giorno. Di sé dice di essersi sempre sottovalutata, eppure oggi confessa di credere e confidare molto di più in se stessa e di ripetersi sempre “ce la posso fare”. Ora Francesca sente di aver intrapreso un percorso che l’ha condotta al suo riscatto personale e le regala grandi soddisfazioni.

 

Beatrice Previtali
previtalibeatrice@gmail.com
Istintivamente rispettosa della verità e ammiratrice delle semplici virtù, fragile d’animo e sensibile all’amore. Nella vita credo fortemente nelle lacrime, apprezzo i sorrisi e inseguo il lieto fine. Scrivo per passione pensieri condivisibili dando voce a mente e cuore. Uso le parole per creare connessioni emotive con le persone, ovunque esse siano. Bergamasca, classe 1997.

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