Heinrich Himmler, comandante supremo delle SS dal 1929 e ministro degli interni dal 1943, era l’uomo più potente del Reich dopo Hitler, ma soffriva di disturbi neurovegetativi che gli provocavano forti dolori addominali. Nessun medico, prima di Felix Kersten, era stato in grado di alleviarli.

Kersten, in realtà, non era un medico: diplomato in massoterapia ad Helsinki nel 1921, si era specializzato a Berlino con il dottor Ko, un cinese visionario che aveva inventato la “Neuropractic”. Si trattava di una sorta di fisioterapia che sostanzialmente coniugava il metodo shiatsu alle conoscenze occidentali sul percorso dei nervi. Kersten divenne ben presto l’allievo prediletto di Ko, e alla fine ne ereditò la facoltosa clientela. Fu in questo modo che entrò in contatto col gerarca, nel marzo del ’39.

Felix Kersten

All’inizio Himmler fu per Kersten un paziente come gli altri, ma dopo lo scoppio della guerra il dottore fu praticamente costretto a porsi al completo servizio del reichsführer. Nel corso delle sedute interrompeva il massaggio ogni cinque minuti, e presto imparò a sfruttare quei momenti (momenti in cui Himmler, sollevato dal dolore, era particolarmente bendisposto) per salvare numerose persone. Iniziò chiedendo la liberazione di tedeschi ed olandesi di sua conoscenza, poi si rese conto di poter ottenere molto di più: riuscì ad evitare la deportazione di circa tremila donne belghe, olandesi e francesi, e fece riparare in Svizzera alcuni ebrei originariamente destinati ai campi di concentramento.

Nel 1942 Himmler gli mostrò un documento segreto sulla salute di Hitler, per sapere se si potesse in qualche modo arrestare l’evoluzione della paralisi progressiva (forse dovuta alla sifilide) che stava rapidamente minando le sue capacità mentali. Kersten spiegò che né lui né Theodor Morell, medico del führer, potevano fare nulla, che la situazione sarebbe peggiorata e che la cosa più ragionevole da fare sarebbe stata quella di sostituirlo con una persona sana di mente, “come lo stesso Himmler”. Al numero due del Reich l’idea inizialmente non dispiacque, ma dopo l’attentato del ’44 divenne l’artefice della spietata repressione voluta da Hitler.

Nel marzo del 1945, a guerra ormai conclusa, riuscì a dissuadere il ministro dal far saltare in aria i campi di concentramento (dove erano ancora internate circa ottantamila persone) prima dell’arrivo degli Alleati. Alla fine del conflitto il medico si stabilì in Svezia, dove fu visto con un certo sospetto. Poi, nel 1949, per iniziativa di un gruppo di olandesi da lui salvati, venne creata una commissione d’indagine che nel 1953 riconobbe pienamente i suoi meriti. Morì a Stoccolma nel 1960.

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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