È una sera di luglio torrida e afosa. Il sole sta baciando la terra delle campagne intorno a casa mia per lasciare il posto alle tenebre e alla luna.
Alle 21 suona il campanello: sono Gabriele Albini e Luca Spillare, musicisti degli Ecathe. Capelli lunghi, barba lunga e camicia a quadrettoni. Sembrano usciti dagli anni ’90. Per circa un anno, dal 2013 al 2014, abbiamo suonato insieme in una band che si chiamava Darkbreath ed eravamo potenti. Forti. Chiassosi. E soprattutto incazzati con il mondo. Poi io decisi di prendere un’altra strada e, per me, l’avventura Darkbreath finì per dare spazio ad altre cose. Dopo anni di silenzio, Luca e Gabriele sono tornati con un nuovo progetto che si chiama Ecathe.

“Come mai questo nome?”

“Ecathe” Risponde Gabriele Albini, fondatore della band, “È il nome della dea guardiana della notte e dei labirinti nell’antica grecia. Io, Luca Spillare e Daniel Ferrari volevamo trovare un nome che riassumesse la nostra poliedricità. Veniamo da ambienti musicali diversi, dove si potesse sperimentare in lungo e in largo prendendo come riferimenti i Jethro Tull, King Crimson. Sicuramente nei nostri pezzi si può trovare in ogni traccia del nostro EP che uscirà nei prossimi due mesi. Ci sono le chitarre e la batteria che sono chiaramente ispirate al trash metal dei Megadeth, le tastiere dei Ghost, e il basso dei Jethro Tull.

“Si può dire che il vostro intento è stato quello di omaggiare col vostro album il progressive”

Non solo, ma anche tutto quello che è l’Heavy metal nord-europeo. Un genere che io e Luca abbiamo ascoltato per anni.

“Di che cosa parlate nelle vostre canzoni?”

Sono testi totalmente diversi. Con “Last breath”, che apre l’ EP abbiamo voluto concludere e omaggiare la nostra precedente band, Darkbreath, con cui avevamo in programma di registrare un secondo album. Purtroppo ci sciogliemmo e non potemmo registrarlo. Allora siamo partiti dall’ultima canzone che abbiamo scritto con loro. Tratta principalmente di morte ma dal punto di vista spirituale. Molto più pensata che sulla morte carnale. Poi c’è “Cursed” che parla di un amore un po’ combattuto, con tanti problemi. Poi infine c’è nightfall, dove si tratta dell’esoterismo. È suddivisa in tre parti: la prima, intitolata Nightfall parla di un incubo del protagonista che si conclude con una voce nella sua testa che dice “Ci vedremo sulla scogliera” che permette di attaccarsi alla seconda parte, Nictofilia, dove il protagonista sulla scogliera incontrerà una donna che scapperà verso alla luna. La terza parte si intitola kthulu che è un nostro omaggio a Lovercraft.

“Quanto tempo vi ha richiesto la progettazione dell’album?”

Abbiamo incominciato a marzo e adesso manca solo il mastering ed alcune rifiniture. La cosa più incredibile dell’ EP è che siamo partiti con un’ idea di suoni per precisi per finire poi una cosa totalmente improvvisata e dedita alla creatività. Ovviamente il tutto non sarebbe stato possibile grazie a Max Comincini, dell’ accademia l’Ottava di Brescia, che ci ha aiutato nella nostra piccola grande impresa. Infatti abbiamo registrato tutto all’istituto musicale l’ Ottava.

“Che titolo avrà il vostro album?”

“Hearth, focolare” Mi risponde Luca Spillare, ideatore del nome “Perché, ripensando a quello che ci è successo, è come se fossimo un punto di sosta nel quale pensare, decidere il da farsi. Quello di scrittura dell’album è stato un periodo in cui dovevamo decidere qual era la nostra visione: ci eravamo appena sciolti dal gruppo e non sapevamo che strada prendere. Immaginati questo viandante che dopo una lunga camminata si riposa davanti ad un falò. Di fronte al fuoco pensa sul da farsi, cogita su ciò che ha fatto, ha imparato ed ha sbagliato e riparte per una nuova avventura. Noi ci sentiamo come questo viandante. Non a caso abbiamo intitolato l’album focolare come auspicio per un nuovo inizio.

“Parlatemi della vostra line up”

(ridono) “Beh, la nostra line up vede me, Gabriele alla chitarra e voce, Luca Spillare non solo alla tastiera, ma anche alle chitarre e seconde voci, Daniel Ferrari al basso e infine le parti di batteria sono state suonate tutte da Fabio Orticoni.”

“Avete intenzione di portarlo nei locali questo ep?”

Non ancora. stiamo scrivendo un altro ep che sarà una bella sorpresa per tutti (ridono)

Le loro canzoni risuonano degli echi degli anni ’70, dei primi PFM e dei King Crimson. Io, che ho avuto il piacere e l’onore di ascoltare le loro tracce, posso dire che il cd è sperimentale, a tratti estraniante ed ipnotizzante.

Enver Negroni
negroni.enver94@gmail.com
Bilancia pura del 29 settembre di un lontano 1994, vivo in un piccolo paese vicino a Brescia, San Zeno Naviglio, e sono laureato in Scienze della comunicazione. Nutro una forte passione per la letteratura, per la poesia, per l’arte e la musica. Sono anche una persona molto curiosa e nelle mie interviste/storie cerco di passare la mia curiosità e passione al lettore. Se hai una storia da raccontare, contattami!

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