L’aspetto del grande Niccolò Paganini (1782-1840) non doveva certo essere dei più rassicuranti: alto, dimesso e magrissimo, con un’espressione spiritata perennemente stampata in faccia.
Ma quando imbracciava lo strumento (principalmente il violino, ma anche la chitarra) aveva pochi rivali: così talentuoso da far credere ai suoi contemporanei di aver contratto un patto col diavolo.

Stando alle voci di corridoio, incarcerato per aver strappato gli intestini ad una ragazza (voleva infatti ricavarne speciali corde di violino), avrebbe fatto la conoscenza del Maligno, che avrebbe guidato l’ossuta mano del musicista fino a dotarlo di quel tocco sovrannaturale che sfoggiava sul palco.
In realtà era sì stato in prigione, ma per un motivo differente: avendo messo incinta un’allieva, venne denunciato dai genitori e sbattuto al fresco tra il 6 ed il 16 giugno del 1815, salvo poi uscire su cauzione.
Le maldicenze non si fermarono, tanto che si mormorava suonasse di notte nelle case abbandonate e nei cimiteri, e che si divertisse a spiare i moribondi e gli ammalati.

Sofferente ai denti, gli venne estratta una parte della mandibola ormai in necrosi, così da rendere il suo aspetto ancora più sinistro. Intontito dall’oppio, che assumeva per calmare i dolori, e ingrigito a causa del mercurio, prescrittogli per curare la tubercolosi e la sifilide (pare fosse un assiduo frequentatore di bordelli), Paganini doveva apparire come un autentico demonio agli occhi dei detrattori.

Verso gli ultimi anni di vita, rimasto ormai completamente afono a causa di una gravissima forma di laringite, si innamorò della sua domestica, ma fu tormentato dall’amante di lei, che riuscì persino ad estorcergli del denaro.
I due arrivarono addirittura a testimoniare che il compositore fosse morto rifiutando i sacramenti, tanto che il suo corpo rimase nella cantina della villa di Nizza, dove abitava, tra il maggio e il settembre del 1840, a causa dell’impossibilità di seppellirlo in terreno consacrato. La salma venne trasportata e tumulata nel cimitero di Parma solo nel 1896, una volta annullato il veto della Chiesa.

La tomba di Paganini a Parma
Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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