Josef Daldoss, in arte DEAN HEATH, è un ragazzo dai lunghi capelli biondo cenere. Ci incontriamo nel bar principale di Bedizzole, un paese di campagna verso il Lago di Garda nella provincia di Brescia. Ha iniziato a farsi il suo giro circa 4 anni fa ed ora esce il suo nuovo album potente, graffiante e intenso. Attraverso collaborazioni con musicisti bresciani e locali è riuscito a crearsi un buon giro d’ascolti tanto da portare la sua musica, grazie a Spotify e Amazon, anche negli Stati Uniti e in Asia. Il suo ultimo lavoro, “White Sheet”, che ho solo un modo per definirlo: graffiante. Anche i suoi lavori precedenti erano graffianti, ma questo colpisce per la semplicità dei riff. Si può definire un album maturo e diretto.

Parlami della storia di questo album

Dopo Terra alla Terra, ho cercato di trovare nuove emozioni. Come ti ho raccontato nell’ultima intervista, ho chiuso il cerchio di quello che poteva essere il cerchio di Dean Heath. Con White Sheet ha inizio una nuova vita. C’è stata un’evoluzione nella scrittura dei testi e anche nella composizione. Nei primi 3 album c’era tanta autobiografia e alcuni omaggi a vari film. Con White Sheet ho deciso non solo di parlare di me, ma di parlare di altre persone portando messaggi che condivido facendomi da portavoce delle loro esperienze e dei loro punti di vista. Parlare ancora di me, potevo sembrare ancora troppo ripetitivo.

Ho sentito la prima traccia di White sheet. È esplosiva!

La prima canzone è nel vecchio stampo Dean Heath. È un omaggio a David Lynch e al suo telefilm, Twin Peaks. Una delle serie tv che ha creato nuove idee. Con questo brano ho cercato di entrare nella sua psicologia, della cosa ripetitiva, ma con interpretazioni sempre diverse.

Se in Wondermyland il fil rouge erano le favole dei fratelli Grimm, in White Sheet qual è l’elemento comune a tutte le canzoni?

In White sheet c’è una linea su come sono stati creati i pezzi e la loro struttura. È stato fatto un lavoro molto più collaborativo con tutta la band.

Certo, dobbiamo chiarire che tutti e tre i primi album sono stati scritti non solo a livelli di Lyrics,  ma anche a livello di composizione da te.

Sì, i testi vengono scritti ancora completamente da me. Già in Terra alla Terra i ragazzi hanno partecipato alla composizione dei brani. Soprattutto a livello strutturale e melodico Andrea Romanini ha messo molto la sua impronta. In Ouija ha creato tutto Andrea, io ho solo aggiunto le parole e corretto alcune parti strutturali. È diventato uno dei grandi pezzi del repertorio, infatti è sempre in apertura ai concerti.

Avete fatto dei video promozionali?

Esattamente un anno dopo l’uscita di Terra alla Terra è uscito il nuovo EP sui vari canali e il video di lancio di White Sheet, che da poi anche il titolo all’album. Brano più sentito, perché è lo stato d’animo in cui mi ritrovo adesso ovvero un foglio bianco. Mi sento svuotato da tutto quello che dovevo dire nella vita e chiedo di essere scritto. Può essere un bene o anche un male: tante volte ci poniamo come dei fogli bianchi per le persone a cui vogliamo bene per farle sfogare, per farle sentire bene però, tante volte, questo ci fa sentire male, anche se lo facciamo per un fine lodevole.

Partecipando al tuo ultimo live ho notato una nuova band di apertura. Chi sono questi ragazzi?

Ti consiglio di ascoltarli, sono dei ragazzi molto giovani. Si chiamano Black Brave. Li consideriamo un po’ i nostri figliocci e li abbiamo in parte un po’ cresciuti. Io in prima battuta e Alessandro il mio batterista li abbiamo aiutati con consigli e suggerimenti. Il cantante è un mio allievo; il batterista è un allievo del mio batterista. Hanno delle buone idee, un’energia positiva e danno molta carica. Devono continuare su questa strada perché hanno veramente tanto da dire. Credo fortemente in loro, avranno altre molte occasioni di suonare per noi. Li cazzierò quando dovranno essere bacchettati e li loderò quando ce ne sarà bisogno, come tutti i figliocci. Credo fortemente nella collaborazione fra le band e credo sia inutile fare i grandeur. L’aiuto reciproco è l’arma migliore per riuscire a infondere l’obiettivo comune: la diffusione della propria musica.”

Enver Negroni
negroni.enver94@gmail.com
Bilancia pura del 29 settembre di un lontano 1994, vivo in un piccolo paese vicino a Brescia, San Zeno Naviglio, e sono laureato in Scienze della comunicazione. Nutro una forte passione per la letteratura, per la poesia, per l’arte e la musica. Sono anche una persona molto curiosa e nelle mie interviste/storie cerco di passare la mia curiosità e passione al lettore. Se hai una storia da raccontare, contattami!

Lascia un commento