Per intere generazioni di studenti italiani, il libro Cuore di Edmondo de Amicis (1846-1908) ha rappresentato una tappa obbligata.
Uscito nel 1886, narra la storia di una classe scolastica dell’epoca, punteggiata da esempi di eroismo, spirito di sacrificio, devozione verso i genitori e stoica sopportazione delle avversità.
Divenne popolare a tal punto da vendere quasi mezzo milione di copie solo nell’anno in cui l’autore morì.
De Amicis, però, non era sempre stato un sostenitore di quelle virtù che aveva tanto sapientemente decantato.

Nel 1874 aveva intrecciato una relazione con Teresa Boassi, che sposò in segreto: ad ogni modo, trascorse i primi due anni da sposato in casa della madre, vivendo da scapolo; la famiglia si riunì soltanto dopo che la donna gli ebbe dato due figli, Furio ed Ugo.
La vita familiare si rivelò ben presto un inferno: Teresa, nei suoi diari, parla di ricevere dal marito “sputi”, “calci”, “unghiate”, “morsi” e “i più immondi titoli”.

Deve anche sopportare i frequentissimi allontanamenti dell’uomo, il quale, infischiandosene del ruolo di capofamiglia, prende a frequentare giovani cameriere, prostitute, e (sempre secondo gli scritti della moglie), “una bestia femmina milanese” e altre due concittadine, madre e figlia.
Non è dato sapere se tutte queste accuse rispondano a verità o se siano frutto della gelosia di Teresa, naturalmente: da signora dell’alta borghesia torinese doveva trovare assai singolare (se non addirittura immorale) il grado di emancipazione delle donne che il marito frequentava nell’ambito del Partito Socialista, del quale era membro ed acceso sostenitore.

I gravi disordini coniugali portarono ad un tragico epilogo: nel 1898 Furio, studente di medicina, si suicidò con un colpo di pistola: pare fosse esasperato dai continui litigi fra i genitori e non sopportasse più l’arroganza del padre. L’anno successivo l’autore lasciò l’abitazione familiare per sempre.

 

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

Lascia un commento