Vi è mai capitato di arrivare in un locale al venerdì o sabato sera e ritrovarsi ad ascoltare una band emergente mai sentita? Dubito che mi rispondano in tanti. Nel nostro Belpaese si sta proprio perdendo di vista l’attenzione per le band che fanno pezzi loro. Motivo? Pochi si prendono la briga di scoprire chi sono.
Ma se da un lato non c’è impulso emotivo per far nascere nuove e giovani realtà, dall’altro c’è un fattore che si mette prepotentemente in mezzo, una realtà musicale che a volte ci fa sognare e cantare a più non posso con l’accendino in mano: sto parlando delle cover band.

Ecco perché ho cercato di mettere insieme qui di seguito alcuni motivi per cui le cover band non mi garbano affatto:

1 – Vade retro musica originale

Se ti ritrovi ad una serata tributo di un cantante che manco ti piace, puoi dire addio al divertimento e quindi dovrai passare l’intera serata guardando i tuoi social sorseggiando una birretta o un Moscow Mule al bancone o al tavolo mentre i tuoi amici cantano a squarciagola ogni singola strofa;

2 – Rubano spazio alle band che fanno inediti

Elementare Watson, se ci sono 200 persone che vanno a sentire il concerto di una cover band di Ligabue, la stessa sera ce ne saranno 200 in meno a vedere un gruppo che non avevano mai sentito prima e che magari propone musica più fresh di quella del sempreverde Liga. 

3 – Troppe cover band di cantanti italiani super commerciali o di gruppi internazionali

Cosa abbiamo stasera? Ancora una cover band su Ligabue? No Maria, io esco, come direbbe Tina Cipollari. Non vi dico quante volte mi son trovato così per caso in situazioni in cui c’erano live di band che cantavano l’intera discografia di Tiziano Ferro, Ligabue, Articolo 31 o addirittura dei Beatles o dei Queen.
C’è da dire però che più la band da coverare è conosciuta e più persone arriveranno nel locale… è giusto che guadagnino anche i locali!

4 – Il pubblico sotto il palco non è il tuo

Certo, se li vedi come si divertono, come saltano e come vi continuano a guardare, beh dovreste solo che essere super gasati, maaa sono lì perché pensano al cantante originale, e conoscono tutto il suo repertorio a menadito. Ho visto gente dimenarsi manco fossero al Diabolika.

5 – Perché sbattersi per trovare qualcosa di nuovo e diverso?

Chi propone inediti, in dieci minuti di show o in due ore, deve dimostrare al suo pubblico di che pasta è fatto. Il buon esito della serata si basa soltanto sull’artista o sul gruppo; quando fai cover invece, beh basta che inizia a partire la base, nemmeno le parole, che il pubblico canterà sicuramente tutta la canzone assieme a te. Anche se non assomigli per nulla all’originale… lo dovevo dire.

Detto ciò, sia chiaro che non voglio criticare chi all’interno di uno show fissa qualche canzone non sua dedicandola all’artista che l’ha scritta, ci mancherebbe! Si sta prendendo semplicemente posizione contro tutti quei gruppi che dedicano l’intero repertorio della serata (magari anche il nome del gruppo, storpiandolo in tremila modi) ad un artista, vestendosi e atteggiandosi come lui, manco fossimo a Tale e Quale Show!

A dirla tutta però, le band emergenti non trovano lo stesso livello di attenzione sul territorio non per colpa delle cover band in sé. Le ragioni sono molto più profonde e culturali, affondano le radici nella nostra educazione musicale scolastica, nella poca curiosità musicale che abbiamo dentro di noi, e in parte anche nella mancanza di coraggio da parte di organizzazioni e gestori dei locali: meglio il ben confortante repertorio già noto di un Vasco a una proposta giovane, inedita e quindi assai rischiosa… Però diamo comunque più chance alle giovani idee!

Mattia Barcella
mbarcella@shakemymag.it
Nato sotto il segno dell'Acquario nell'ormai lontano 1988. Da qualche anno abito in un borgo medievale a pochi chilometri da Bergamo, dove gli unici a disturbarmi mentre scrivo sono i rintocchi del campanile e il belare di un gruppetto maleducato di pecore. Appassionato sin da piccolo di giornalismo ed attualità. Amo il profumo della carta di giornale così come quella dei libri che non smetterei mai di comprare. Ho fondato e dirigo ShakeMyMag.

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