Grazie a Meghan Markle, al Principe Harry e tutto il carrozzone reale, quest’anno la cerimonia di chiusura del Festival di Cannes è passata relativamente inosservata. Tuttavia, il (meraviglioso – e non ammetto repliche di alcuna sorta) Givenchy di colei che ha preso il posto di Kate Middleton nel cuore di tutti noi appassionati dei reali inglesi non ha impedito ai restanti 5 giorni di festival di regalarci momenti di profonda soddisfazione.
Soddisfazione che, tolto Lars Von Trier – responsabile di aver fatto fuggire ben 100 giurati dalla sala in cui veniva proiettato il suo The house that Jack built, riguardano prevalentemente gli abiti delle principesse dello showbiz che hanno calcato il red carpet della kermesse.
Del resto, come potremmo mai prestare attenzione alle pellicole quando mancano ancora mesi, nella migliore delle ipotesi, prima che vengano distribuite nelle sale e che, quindi, noi comuni mortali possiamo farci un’idea rispetto alla loro qualità?

Ma al di là di questa mia parentesi polemica, sono ad occuparmi non di cinema – di cui posso vantare una competenza pari a quella che posso dimostrare rispetto alla matematica – bensì di vestiti.
Prima di entrare nel vivo della questione, definendo il mio podio di questo Festival, tengo a sottolineare una cosa. E mi preme farlo a caratteri cubitali:

MAI PIÙ ZUHAIR MURAD

Per i profani, allego una breve descrizione del genere di vestiti abitualmente confezionati dallo stilista libanese: abiti lunghi con tagli a sirena, tutti cut-out e trasparenze, arricchiti da ricami di perline. Insomma, come se Milly Carlucci una mattina si svegliasse e decidesse di abbandonare il ruolo di presentatrice – prospettiva in cui ripongo grandi speranze – per dedicarsi a tempo pieno alla danza del ventre.
Visto uno, visti tutti.

Noia, sbadigli, sonno, coma profondo

Eppure, pare che alle modelle invitate – Dio solo sa per quale ragione – piaccia, e pure tanto.

Che abbiano corpi da urlo è chiaro a tutti, diversamente non svolgerebbero la professione che svolgono: è proprio necessario sottolinearlo per l’ennesima volta (s)vestendosi in tal modo su di un tappeto rosso?
La risposta è chiara a tutti.

Ma, in fin dei conti, chi ha vinto il premio di best dressed di questa 71esima edizione del Festival?

3° Posto – Diane Kruger

Diane partecipa ogni anno al Festival. La sua presenza resta un mistero ai più, dal momento che non si annoverano suoi film di successo dai tempi di Bastardi Senza Gloria; eppure riesce sempre a regalarci dei look di grande impatto.
Oltretutto non manca mai di vestire almeno un Prada custom made, e questo mi è sufficiente per regalarle il mio cuore.

Diane Kruger in Viktor & Rolf, Prada e Armani Privé

2° Posto – Kristen Stewart

Motivi per cui ho deciso di assegnare il secondo posto all’ormai compianta Bella Swan:
In quanto brand ambassador di Chanel, non può che vestire haute couture della maison francese. E questo sarebbe già sufficiente per giustificare la sua presenza ai piani alti della classifica
Sempre un po’ sbilenca e impacciata, capace di un portamento che nemmeno una gestante al nono mese di gravidanza, ci identifichiamo tutti un po’ in lei. Allego refeerence esemplificativa:

È stata in grado di esprimere perfettamente ciò che il Globo intero prova di fronte a Cate Blanchett

Unica pecca: aver assunto un parrucchiere che, mi sembra evidente, la odia di un odio primordiale.

Kristen Stewart in Chanel

1° Posto – Cate Blanchett

Eterea, regale, elegantissima. Sospetto che nemmeno un grado di separazione la divida dagli Dei dell’Olimpo. In una settimana di Festival non ha mai, e sottolineo mai, sbagliato un look.
Potrei prodigarmi in lodi nei suoi riguardi, in quanto impeccabile in qualsiasi ambito la si inserisca, ma credo sia sufficiente ammirarla nella sua perfezione – sospetto – ultraterrena.

Cate Blanchett in due look Givenchy by Clare Waight Keller, Alexander McQueen e Stella McCartney

P.S. Cate non ha mai indossato una creazione di Zuhair Murad.
Ci sarà un motivo, no?

Claudio Calzi
cla9431@hotmail.it
Caustico più della soda, ma molto meno sodo del celeberrimo uovo. Sul mio conto si possono annoverare numerose qualità; ma mi definirei soprattutto magnetico: nel senso come attraggo io le sventure, nessuno mai. 16 anni (compiuti numerose volte) e residente in uno sperdutissimo paesino a sud della Lombardia, posso vantare una laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche. Ma non temete: ad oggi non si è rivelata utile nemmeno ad alleviare le mie stesse pene. Mi occupo di moda e spettacolo, perché ad una fluente chioma castana mi fa da contraltare uno spirito molto biondo.

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