Paolo Polegato, insieme al fratello Giorgio, è a capo della casa vinicola trevigiana Astoria, celebre non solo per i vini ma anche per il forte impegno nel sociale. Dopo il caso dell’uovo tirato all’atleta italiana Daisy Osakue, Polegato ha deciso di comprare una pagina dei maggiori quotidiani italiani per dire basta ai fenomeni di intolleranza.


La pagina apparsa sui quotidiani

Nelle recenti interviste rilasciate alla stampa nazionale le è stato chiesto se la sua fosse stata una scelta partitica e lei ha sempre risposto negativamente. Io le chiedo: la sua può essere definita come scelta Politica (con la “P” maiuscola), per dare risalto a certi valori etici?

Chiaramente tutto quello che facciamo rientra nella “Politica”, poiché riguarda direttamente la società. La mia è stata una scelta politica e non partitica perché noi, includendo l’intera famiglia Astoria, abbiamo sempre portato avanti del marketing “etico”, privilegiando una comunicazione che abbia come fulcro determinati valori e che sia attenta ai diritti civili. Abbiamo sponsorizzato il gay pride di Treviso e non è stato semplice, per via della mentalità un po’chiusa di alcuni. Anche io sono veneto e sono orgoglioso di esserlo ma devo riconoscere che la società non è sempre del tutto aperta. Oltre a ciò abbiamo sostenuto altre manifestazioni come “Ritmi e danze dal mondo”, una delle più importanti manifestazioni interculturali della zona, in cui le comunità che vivono in Veneto si ritrovano a Montello (TV) per tre giorni di festa. La mia è stata dunque una scelta politica, presa dopo tutti gli episodi a sfondo razzista accaduti durante l’estate e soprattutto dopo la vicenda di Torino, nonostante in quel caso non ci fu una “caccia allo straniero”. Quella mattina sono venuto in ufficio, ho letto la notizia e mi sono detto che bisognava fare qualcosa per sensibilizzare l’opinione pubblica, senza pensarci due volte.

Dunque non vi aspettavate una risposta di così ampie proporzioni?

In realtà ci aspettavamo una risposta del genere, anche perché abbiamo mandato il nostro messaggio attraverso i principali quotidiani nazionali. I giornali hanno voluto vedere la pagina prima di inserirla per verificare il tipo di comunicazione contenuta, un po’ diversa rispetto alla normale pubblicità. Una volta ricevuto l’ok siamo stati tempestati dalle telefonate di giornalisti e di alcune televisioni. Il nostro gesto è stata visto, da una parte e dall’altra, come una presa di posizione. La mia scelta non sorride ad alcuna parte politica ma porta avanti delle valori universali, più o meno condivisibili. Hanno tentato di farmi prendere posizioni, come ad Agorà (Rai 3), ma io ho voluto semplicemente portare avanti il mio messaggio. Come avrà letto ho tre figli, due dei quali sono di colore, e certe situazioni pesano.

Già in passato le è capitato di intervenire nel dibattito pubblico attraverso i giornali. Ne è un esempio il caso contro gli insulti di Oliviero Toscani nei confronti dei veneti.

Esattamente. Quando Oliviero Toscani continuava a polemizzare sui veneti definendoli “ignoranti”, abbiamo acquistato delle pagine su quotidiani che coprono tutto il triveneto, raffiguranti la bandiera della Serenissima. In quel caso sono stato avvicinato dagli indipendentisti! Come sa, qui la tradizione, ma anche l’autonomismo, sono molto sentiti, basti pensare alla maggiore diffusione del dialetto rispetto all’italiano! Tra l’altro abbiamo presentato anche “Venice collection”, una collezione di prosecco DOC, prosecco DOCG, Cartizze e altri vini, i cui nomi fanno riferimento alla Serenissima e all’arsenale di Venezia: Azanà (arsenale), Corderie (la fabbrica di cordami), Galie (galee), Gaggiandre (i cantieri galleggianti) e Fanò (il fanale di poppa a tre luci delle galee). Abbiamo dunque ripreso i nomi veneti e abbiamo poi prodotto questa linea.

La Tenuta Astoria

Colpisce come sappiate conciliare una certa apertura verso le battaglie civili con la conservazione dell’identità culturale veneta.

Non è facile ma la storia della Serenissima risponde da sé. Venezia era un crocevia di culture, un luogo in cui vivevano persone di varie etnie e da cui partiva il commercio per tutto il Mediterraneo, fino a Costantinopoli e alle isole greche. Valorizzare l’identità veneta non vuol dire disprezzare le altre ma questo messaggio non è sempre stato compreso. In seguito alla pubblicazione della pagina abbiamo ricevuto anche molti commenti negativi sui nostri canali social, spesso lasciati con account falsi appartenenti alla macchina di odio seriale che si attiva in casi come questo.

Come mai ha deciso di esporre così tanto il brand aziendale con una comunicazione di questo tipo?

Lo abbiamo sempre fatto. Una comunicazione personale non avrebbe avuto la forza di un marchio come il nostro. E poi non si tratta di una presa di posizione personale, ma di un “endorsement” portato avanti da un’intera società. Abbiamo voluto farlo perché siamo attenti al dibattito del paese. Noi fatturiamo dal 65% al 70% del fatturato annuo (circa 50 milioni di euro!)  nel mercato italiano e inoltre investiamo in una manifestazione sportiva, ma anche culturale, come il Giro d’Italia, quando invece potremmo fare come altri e vivere per il 90% sulle esportazioni estere.

Si sente coraggioso della scelta che ha fatto?

È stato un gesto talmente naturale che credevo andasse subito fatto. Sono gli altri che sono fermi. Non credo che l’immagine di un’Italia retrograda e razzista faccia bene ai mercati esteri, non credo ci aiuti ad avere un buon grado di affidabilità e rispettabilità nel mondo.

Non credo sia motivo di vanto essere dipinti come un paese razzista o avere un’errata percezione popolare dei numeri sui flussi migratori. Nei mercati internazionali, soprattutto in America, è importante avere una buona immagine.

famiglia Polegato

Ritiene che, come detto da Augusto Minzolini dopo il suo intervento a “L’aria che tira” su La7, anche il registro usato dalla nostra classe politica legittimi certi gesti?

L’italiano “medio”, non lo dico in senso negativo, si sente come chi comanda e dunque autorizzato a usare certi termini e certi toni. A volte questo è grave. Così si eleva la mediocrità a un livello superiore; può essere un pericolo.

Per quale motivo ha scelto di lanciare il suo messaggio dalla carta stampata?

Ho scelto la carta stampata perché la ritengo ancora uno strumento autorevole per la diffusione di messaggi importanti, malgrado l’evidente crisi dell’editoria. Il Corriere della Sera o Repubblica dicono ancora la loro, hanno ancora una certa autorevolezza e di riflesso condizionano il mondo della televisione. Potremmo dire che sui giornali si fa la notizia, sui social si legge. Il social “sfrutta” il giornalista: con i cali di posti di lavoro nel settore rischiamo di perdere gli inviati nei luoghi in cui avvengono i fatti, come gli inviati di guerra. Cosa faremo, vivremo di quello che ci dicono gli uffici stampa? Sicuramente c’è anche un rischio per la democrazia da non sottovalutare. Certamente i social network sono molto diffusi soprattutto in alcune fasce della popolazione, giovani per esempio, ma ne escludono altre, come gli anziani che sono affezionati al cartaceo e meno pratici con il computer o lo smartphone. Seguo Facebook e Twitter – a volte mi viene mal di pancia leggendo certi tweet di uomini politici e di governo – ma sono nato con la carta e in ufficio non mancano e non mancheranno mai un paio di giornali.


Riccardo Paleari
ricki.pale.22@gmail.com
Nato nell'ottobre 1997 a Monza, sono appassionato di politica e letteralmente dipendente dallo sport. La prima la pratico tuttora, mentre per il secondo ci ho solo provato (con risultati tragicomici). Credo di esser nato nel secolo (forse pure nell'universo) sbagliato: mi piacciono i baffi ottocenteschi e rimpiango un po’ la partitocrazia.

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