Quanto può rendere una parentela “di quelle giuste”? Tanto, tantissimo, come ben sapeva Guglielmo di Cleves (dal nome della sua casata, Kleve), che nella prima metà del Cinquecento si diede un gran da fare per negoziare i matrimoni delle sorelle Sibilla (1512-1554) e Anna (1515-1557), sistemarle in corti prestigiose e incassare profumati dividendi. Titolare di un minuscolo ducato incastonato fra i possedimenti asburgici, Guglielmo aveva assoluto bisogno di appoggi importanti, e in un primo momento poté contare soltanto sul cognato Giovanni Federico I, elettore di Sassonia, strenuo difensore della riforma protestante e marito di Sibilla.

Troppo poco per l’ambizioso duca, ormai in cattivi rapporti con onnipotente Carlo V, padrone incontrastato del Sacro Romano Impero. Serviva un alleato di tutto rispetto, e il fato diede una mano: il sovrano inglese Enrico VIII cercava infatti una nuova moglie (la quarta della lista), e per mero calcolo politico la volle tedesca. Inviò quindi nel continente il suo fidato pittore di corte, Hans Holbein (tedesco anche lui), che tornò da Düsseldorf coi ritratti di due sorelle del duca, Anna e Amalia. Enrico scelse senza indugio la prima, e il sagace Guglielmo colse al volo l’occasione di “piazzare” una sorella ormai venticinquenne imparentandosi con un re.Sfortunatamente, Anna dipinto e Anna in carne ed ossa avevano davvero poco in comune.

La nuova sposa non fu ritenuta all’altezza delle aspettative: bruttina, dimessa e di cultura limitata, fu liquidata a pochi mesi dalle nozze (inizialmente programmate per la primavera del 1540); l’unione, naturalmente mai consumata, venne sciolta nel luglio successivo col consenso della stessa Anna, che evidentemente doveva aver capito che aria tirasse alla corte dei Tudor. In questo modo si accontentò del titolo di “sorella amatissima”, di una discreta rendita annuale e soprattutto salvò la testa, cosa non scontata per le ex mogli di Enrico (e neppure per i consiglieri: Thomas Cromwell, che più di tutti aveva caldeggiato il matrimonio con una nobildonna germanica, fu accusato di eresia e decapitato).Nel frattempo, Giovanni Federico, l’altro cognato, era caduto in disgrazia presso Carlo V: condannato inizialmente a morte, fu poi rinchiuso a vita nel carcere di Wittenberg.

Fallite entrambe le operazioni “cognato di”, Guglielmo superò se stesso diventando “marito di”: nel 1548 sposò infatti (in seconde nozze) Maria d’Austria, figlia di Ferdinando I d’Asburgo.Mai scelta fu più lungimirante: il suocero, una decina di anni dopo, riceverà dalle mani del fratello Carlo V la corona imperiale.

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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