Nei primi decenni del ‘900 in Germania ebbe larga diffusione lo Staatliches Bauhaus, una scuola di architettura e design presente soprattutto nelle città dell’alta Sassonia e a Berlino.
Questa corrente ebbe una brusca e ingloriosa fine nel 1933, quando la “Reichskulturkammer” decretò che quella era una corrente troppo vicina ai movimenti internazionali; ciò aprì le porte a una nuova scuola architettonica guidata, ovviamente, dal regime nazista.

Qui entra in gioco la figura dell’architetto Albert Speer, futuro Ministro degli Armamenti del Reich e sedicente “unico vero amico di Hitler” (citazione da un’arringa dal Processo di Norimberga), dal quale era profondamente e sinceramente affascinato.
Quello di Speer è uno degli esempi più chiari di asservimento dell’arte tedesca ai fini del regime.
Egli stesso si autodefinì: “Come il Faust pronto a vendere la sua anima a Mefistofele, pur di compiere un’opera
colossale”.
Conobbe il Fuhrer per caso durante un discorso tenuto all’università di Berlino, e da quel momento fu attratto da quel personaggio così carismatico e al contempo dedito all’arte, tanto da iscriversi al Partito Nazista nel 1931.

Albert Speer

Nel 1932 l’allora Gauleiter (ovvero il “caposezione” del Partito Nazista) Goebbels gli chiese di collaborare alla ristrutturazione della sede del partito a Berlino, e successivamente all’allestimento della sede del raduno nazionale del movimento, in collaborazione con l’architetto di fiducia di Hitler: Paul Ludwig Troost.
Ma quest’ultimo da tempo aveva perso le simpatie del Fuhrer, in quanto non era disposto ad ascoltarne i consigli in campo artistico. Dunque, appena Hitler intravide in Speer una persona a lui devota, si liberò di Troost (morto in un incidente misterioso, molti storici credono alla tesi dell’omicidio politico) e conferì la nomina ufficiale al giovane ed inesperto architetto (1934): da qui ebbe inizio la sua rapida ed inaspettata ascesa. Gli fu subito affidato l’allestimento del raduno a Norimberga, dove compì un’opera colossale: costruì il maestoso “campo Zeppelin”, e le cosiddette “cattedrali di luce”, potenti fasci luminosi che creavano un effetto angosciante nei confronti della folla; costruì poi lo stadio per le Olimpiadi del ’36.
Dopo queste imprese Speer divenne uno dei pochi privilegiati ammessi alla ristrettissima cerchia di amici di Hitler, che vedeva nell’architetto un amico con cui poter scambiare idee sulle future imprese architettoniche: l’obiettivo era quella di ricostruire Berlino, in modo che fosse piena di imponenti edifici manifestanti la potenza del Reich.
Per iniziare i vari scavi Speer si trovò a sfrattare numerose famiglie tedesche, a cui assegnò altri appartamenti sequestrati agli Ebrei. Fu il suo primo contatto concreto con la politica discriminatoria del Reich.

Al contempo la sua ascesa politica culminò, dopo la morte misteriosa di Fritz Todt (realizzatore della linea
Sigfrido e contrario alla guerra sul doppio fronte), con la nomina nel 1942 a Ministro agli Armamenti e alle Munizioni. Durante il suo mandato la produzione bellica aumentò esponenzialmente (tanto da proporre le donne e i prigionieri dei campi di concentramento come sostituti degli operai mandati al fronte), ma si
oppose fermamente all’utilizzo di armi bandite come i gas asfissianti, probabilmente già pensando ai compromessi del dopoguerra.
Nonostante le numerose onorificenze concesse, Speer rimpiangeva il rapporto di semplice amico con Hitler, in quanto i due avevano in campo politico e militare idee molto diverse. Ciò portò a numerosi insuccessi, come quelli deii razzi a lunga gittata V1 e V2 (dei cui effetti il Ministro era terrorizzato), che contribuirono ad aggravare lo stato di emergenza economica in cui la Germania era caduta.

Modello della Nuova Berlino

Il quotidiano “The Observer” lo definì come il prototipo del manager pronto a vendersi ad ogni partito pur di ottenere il successo professionale; questo tipo di figura “tecnica” si diffuse largamente in tutti i paesi belligeranti durante la seconda parte del conflitto.
L’ architetto, che prima mise al servizio di Hitler la sua arte costruendo maestosi edifici e poi dedicandosi alla produzione di armi, era conscio della direzione in cui stava volgendo la guerra, e così iniziò a pensare al futuro.
Hitler voleva fare terra bruciata attorno a sé, mentre Speer voleva proteggere gli ambienti industriali, in modo da averne l’appoggio per un altro incarico di rilievo nel dopoguerra; questo portò ad un congedo brusco e definitivo tra i due.

Persa la guerra egli fu l’unico degli imputati ad assumersi la responsabilità morale delle sue azioni, anche se negò fino alla morte (1981) di essere a conoscenza della “soluzione finale” (in merito vi sono tuttora molti dubbi); fu condannato a 20 anni di carcere.

Riccardo Paleari
ricki.pale.22@gmail.com
Nato nell'ottobre 1997 a Monza, sono appassionato di politica e letteralmente dipendente dallo sport. La prima la pratico tuttora, mentre per il secondo ci ho solo provato (con risultati tragicomici). Credo di esser nato nel secolo (forse pure nell'universo) sbagliato: mi piacciono i baffi ottocenteschi e rimpiango un po’ la partitocrazia.

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