Ora che l’estate è volta al termine, il tramonto della stagione più amata dalle FBCC (acronimo per Fashion Blogger Che Contano, ovverosia quelle che hanno un conto bancario sufficientemente cospicuo da garantirsi almeno 2 mesi su un atollo disperso nell’Oceano Indiano) fa sorgere in me la speranza che ad essa facciano seguito una lunga serie di mode e tendenze che – francamente parlando – hanno disintegrato le gonadi di ¾ della popolazione mondiale; tanto quanto, se non più degli stupefacenti suggerimenti contro l’arsura estiva made in Studio Aperto. E cadreste in errore se pensaste che io stia per enunciarvi le ragioni (innumerevoli, per giunta) per cui Despacito dovrebbe eclissare in un Universo parallelo al nostro, e con essa la sua memoria; perché mi occupo prevalentemente di moda e, nonostante Bershka abbia avuto la brillante idea di stamparne i versi su body e crop top (come se, in sé e per sé, non fossero capi sufficientemente brutti), l’argomento del post in questione resta un altro.

Qui sopra la documentazione fotografica del misfatto, in cui la povera modella – per ovvie ragioni – ride per non piangere

“E quale, insomma?” – vi domanderete tutti, in preda agli spasmi della curiosità più patologica. Naturalmente sono a sottoporre alla vostra attenzione una tendenza che, piano piano, si è insinuata nelle nostre placide esistenze senza che ce ne accorgessimo: quella degli occhiali anni 90.
Ebbene sì, nonostante dilaghi la convinzione per cui gli anni 90 si siano caratterizzati come i peggiori dal punto di vista fashion (dimenticandoci, FORSE, dell’ascesa di Gianni Versace e di Dolce e Gabbana), mai come quest’anno accessori simbolo della decade che ha segnato la diffusione a livello planetario delle Spice Girls sono tornati prepotentemente nelle strade cittadine. E se per quanto riguarda il marsupio ritengo ci sia ancora un po’ da lavorare, gli occhialetti con lenti non più ampie del perimetro dell’occhio un po’ Anastacia un po’ cieca di Sorrento hanno dimostrato di prendere sempre più piede nei guardaroba delle nostre amatissime icone di stile.

E chi mai potevano essere le principali responsabili di questa pandemia se non la mora e la bionda più celebri del proverbiale showbiz? No, sfortunatamente non faccio riferimento a Maddalena Corvaglia e ad Elisabetta Canalis, che immagino impegnate dell’ardua impresa di portare a termine la cottura di un petto di pollo (vedi foto dalla pagina facebook Trash TV); bensì a quelle infami delle sorelle Hadid, che si sono guadagnate – entrambe – il premio di Miss Prezzemolina.

Mentre una – la mora – li indossa anche sui red carpet, abbinandoli ad un abito haute couture di Dior che ben poco lascia all’immaginazione; l’altra – la bionda dall’addome bidimensionale – vi ricorre per arricchire i suoi OOTD (Outfit Of The Day, ndr), costituiti prevalentemente da tute di ciniglia e crop top (chiaramente al fine di ostentare l’addominale privo di spessore geometricamente rilevante di cui sopra); e sappiamo tutti perfettamente da chi ha preso ispirazione Gigiona nostra:

Nell’immagine, Simona Ventura accompagnata da due olgettine per l’occasione nelle vesti di modelle: icona di stile since 2007

Ma se pensate che possa essere finita qui probabilmente dimenticate che le maledizioni non si palesano mai da sole, quindi procederei porgendo all’attenzione dell’affezionato lettore una
notizia succosissima, che altro non potrà che mandarlo in brodo di giuggiole.

Ebbene, la grande Hadid – quella che porta lo stesso nome del cantautore partenopeo tanto famoso dalle nostre parti, insomma – ha avuto l’onore (e l’onere, ça va sans dire) di produrre una capsule collection di eyewear con Vogue Eyewear, dall’alto non si sa esattamente quale competenza. E quale occasione migliore se non questa per infilarci dentro almeno un paio dei nostri amatissimi occhialetti nineties? Appunto.

Un fantasmagorico modello della collezione Gigi Hadid x Vogue Eyewear, di chiara ispirazione Anastaciana

Insomma, il fenomeno dilaga e non accenna (ahinoi) ad un arresto nell’espansione dei suoi confini, tant’è che molte insospettabili fashion icon sono cadute sotto il ferro e il fuoco del fascino di questi accessori di dubbio gusto: basti pensare a Rihanna, per citarne una su tutte, la quale ha avuto la brillante idea di sfoggiarli nientepopodimeno che sul red carpet del Festival di Cannes.

D’altronde, dopo i chocker del Cioè avremmo dovuto aspettarci questo ed altro.

E, nell’attesa che questo trend tramonti definitivamente insieme alla carriera stagionale di Enrique Iglesias, non ci resta che coltivare la speranza che il prossimo anno non sia segnato dal grande ritorno degli occhiali a mascherina (che, a dirla tutta, quel birbantello di Karl Lagerfeld ha tentato in tutti i modi di sdoganare un paio d’anni fa).

Riassumendo:

Questi occhiali ci piacciono? No.
Sentivamo il bisogno di questo ritorno? No.
Avverto la bruciante necessità di possederne un paio or ora? Diavolo, sì! Perché la moda, figli miei, è anche questo: marketing, pubblicità e cuori di panna, come il mio.

Claudio Calzi
cla9431@hotmail.it
Caustico più della soda, ma molto meno sodo del celeberrimo uovo. Sul mio conto si possono annoverare numerose qualità; ma mi definirei soprattutto magnetico: nel senso come attraggo io le sventure, nessuno mai. 16 anni (compiuti numerose volte) e residente in uno sperdutissimo paesino a sud della Lombardia, posso vantare una laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche. Ma non temete: ad oggi non si è rivelata utile nemmeno ad alleviare le mie stesse pene. Mi occupo di moda e spettacolo, perché ad una fluente chioma castana mi fa da contraltare uno spirito molto biondo.

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