Il 10 gennaio 2017 viene annunciata la decisione della FIFA di espandere il Mondiale a quarantotto squadre a partire dall’edizione 2026. L’idea era stata il cavallo di battaglia nella campagna per la presidenza FIFA di Gianni Infantino, eletto il 26 febbraio 2016. La decisione è specchio della globalizzazione che avanza anche nel mondo dello sport: giusto aprire il campionato mondiale a nuovi partecipanti (e nuovi mercati).

Un sondaggio sul sito della Gazzetta dello Sport del 10 gennaio evidenzia come il 70% dei votanti si pronunci sfavorevole all’allargamento del mondiale: molti italiani evidentemente pensano che squadre come il Senegal non dovrebbero far parte dell’élite del calcio mondiale. Gli stessi italiani che, tra l’altro, a maggio 2016 gioivano per il Leicester City campione d’Inghilterra, per l’Islanda che agli Europei elimina gli inglesi, per il Portogallo che alza la coppa da underdog, per il Galles che arriva in semifinale guidato da Gareth. Riguardo a questa “doppia faccia” del tifo italiano, Giovanni Armanini ha scritto per Calcio e Finanza che “qui può venirci incontro la dicotomia antropologica noi-loro. Benvenute le cenerentole di casa, ma quando si tratta di mondiale la prima regola rimane “non passa lo straniero””. Il mio pensiero è piuttosto che nel nostro paese si tenda con un po’ troppa facilità a dirsi sfavorevoli alle novità senza averle prima sperimentate. Da sostenitore del calcio “in ombra” ritengo probabile che tra nove anni ci sarà ben più di una sorpresa nel tabellone della fase finale del torneo.

I risultati del sondaggio del 10 gennaio 2017 sul sito della Gazzetta dello Sport

Secondo aspetto, da non trascurare: l’allargamento è una scelta politica ed economica, prima che sportiva. Gianni Infantino è stato eletto grazie all’appoggio delle federazioni “minori” (ovvero tutte tranne UEFA e CONMEBOL, che rappresentano rispettivamente Europa e Sud America) proprio sulla questione dell’allargamento del Mondiale. Voti in cambio di visibilità: si fa dovunque e da sempre. Queste federazioni vanno ora all’incasso: in proporzione infatti, rispetto ai numeri attuali, saranno soprattutto Asia e Nord America che guadagneranno posti (e ricavi) dalla nuova formula. Gli utili previsti per il 2026 sono di 4 miliardi di dollari contro i 3,5 previsti del 2022. Le federazioni nazionali che nel 2026 entreranno nel calcio che conta riceveranno fondi ai quali difficilmente avrebbero avuto accesso senza la partecipazione al torneo e che potranno reinvestire nel proprio sistema nazionale, incentivandone la crescita.

Gianni Infantino, presidente FIFA dal 26 febbraio 2016

Lo scontro di posizioni favorevoli-contrari può anche essere letto come una metonimia dello scontro politico più in voga degli ultimi anni, quello (rispettivamente) tra “democratici” e “populisti”. Se è vero, come detto in precedenza, che la dicotomia in questo caso è anche sul noi-loro, i contrari avrebbero il loro testimonial ideale in Donald Trump, che si troverebbe (in caso di ri-elezione e mantenimento delle tanto sventagliate promesse elettorali) nella scomoda posizione di dover costruire un muro al confine col paese con il quale sta contemporaneamente organizzando il torneo sportivo più seguito al mondo. Tra le altre idee che Infantino ha approvato per il torneo, difatti, figura anche una geografia ampliata dei tornei, che passeranno dall’essere “nazionali” (o al più organizzati da due nazioni, come Corea e Giappone nel 2002) all’essere “regionali”, e il primo trio scelto sarà proprio USA-Messico-Canada, sebbene negli ultimi due paesi si giocheranno solo partite della fase a gironi e non a eliminazione diretta.

Kolbeinn Sigþórsson, autore dello storico 2-1 che eliminò l’Inghilterra a Euro 2016, in azione contro la Danimarca (Foto Flickr)

Un Mondiale davvero più globale, questo è quello che si punta a realizzare. Stando attenti a non cadere nella retorica, io credo davvero sarà una formula più bella: “l’importante è partecipare” lo diceva anche il barone De Coubertin. Quando c’era Blatter ci si lamentava della corruzione e dello snaturamento del calcio, portato sempre più verso una competizione puramente d’immagine; ora che il nuovo presidente ha rilanciato quello che è il calcio più in ombra del pianeta, alcuni dicono che le nazionali minori non dovrebbero avere visibilità. Io personalmente simpatizzerò per la qualificata più in basso nel ranking FIFA.

Samuele Terruzzi
samuele.terruzzi@gmail.com
Studente di Scienze umanistiche per la comunicazione a Milano, interista da sempre, mi chiedo ogni mattina cosa sarebbe successo se Moratti avesse avuto il coraggio di vendere Milito e Thiago Motta a luglio 2010.

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