Sventure… a scopo di lucro

Alexis St. Martin

Il 6 giugno del 1822 Alexis St. Martin, un giovane avventuriero canadese, stava aspettando un carico di pellicce fuori dall’American Fur Company di Mackinac, nel Michigan, quando dal fucile di uno dei suoi compagni partì accidentalmente un colpo che lo raggiunse poco sotto l’ascella.
Fu immediatamente allertato William Beaumont, medico militare, il quale si trovò di fronte ad una situazione disperata: oltre alle costole spezzate e al diaframma fratturato, dall’ampia apertura sul fianco fuoriuscivano parzialmente un polmone e lo stomaco; quest’ultimo, perforato a sua volta, pare versasse sulla strada il pranzo del giovane.

Il medico pulì la ferita come poté, la bendò e pronosticò due giorni di vita per il malcapitato.
A quanto pare St. Martin doveva avere la pelle molto dura, dal momento che Beaumont dovette curarlo per un anno intero, fino a che la contea di Mackinac rifiutò di continuare a pagare le spese.
Il dottore portò quindi il “trapper” (esploratore-cacciatore) a casa propria, mantenendolo in cambio di piccoli lavori.

Nel 1824 la ferita era ormai perfettamente rimarginata, ma in modo singolare: rimaneva infatti aperto un piccolo canale che metteva in comunicazione lo stomaco con l’esterno. Sarebbe stato possibile chiudere la fistola con un intervento chirurgico, ma il paziente rifiutò. Beaumont decise quindi di approfittare di quella particolarissima “finestra” per studiare dal vivo i processi digestivi, conducendo oltre trecento esperimenti. Il medico comprese come fosse l’acido cloridrico a scomporre i cibi, e che i cosiddetti “morsi della fame” fossero dovuti alla distensione dei vasi che secernono i succhi gastrici; capì come carne e farinacei venissero digeriti molto più velocemente rispetto ai vegetali, e che condimenti piccanti e liquori danneggiassero le pareti dello stomaco. Scoprì inoltre come queste ultime fossero di un rosa pallido e ricoperte di muco.

William Beaumont

Nonostante queste fondamentali scoperte, la fama di Beaumont venne offuscata nei decenni successivi dallo scienziato russo Ivan Pavlov, che condusse esperimenti analoghi sui cani.
Gli Stati Uniti, infatti, erano all’epoca un paese culturalmente arretrato e quasi del tutto privo di strutture universitarie e di ricerca. Lo stesso dottore, in effetti, non era neppure laureato: come la maggior parte dei medici di frontiera, aveva studiato da solo e fatto pratica presso un conoscente, medico a sua volta, prima di ottenere l’autorizzazione nel 1812. Il governo americano non volle mai coprire le spese per le sue ricerche, tanto che il povero Beaumont dovette pagare di tasca propria sia il materiale che la “disponibilità” di St. Martin, il quale, negli ultimi anni, viveva (stipendiato!) con moglie e figli a casa del suo anfitrione.

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