Era l’inizio del 1621 quando un quindicenne, appena ritiratosi dall’Università di Leida, entrava per la prima volta nella bottega del pittore Jacob van Swanenburgh.
Quel giovanotto, quarto dei sei figli di un mugnaio e una fornaia, era Rembrandt Harmenszoon van Rijn.

La pittura europea, in quegli anni, stava conoscendo una vera e propria rivoluzione, soprattutto grazie all’opera di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.
Molto probabilmente Rembrandt non vide mai gli originali del lombardo, ma si pensa conoscesse bene i dipinti “caravaggeschi” della scuola di Utrecht.

Nel 1624, a diciotto anni, decise una volta per tutte che la sua professione sarebbe stata quella di pittore; studiò ad Amsterdam per un breve periodo, nella bottega di Peter Lastman (il quale aveva lavorato anche in Italia e possedeva una certa familiarità con la pittura barocca), poi tornò a Leida per aprire una propria bottega, assieme al collega Jan Lievens.
Nel 1626 Constantijn Huygens, segretario del re e grande appassionato di arte (nonché mecenate), commissionò ai due giovani una serie di ritratti, rimanendo sbalordito da quelli prodotti da Rembrandt.

Nel 1631, dopo la morte del padre, si stabilì ad Amsterdam: si apriva per lui una stagione di successi, dal momento che la sua fama si era fatta strada tra la ricca borghesia olandese del tempo. I grandi commercianti del paese, infatti, amavano farsi immortalare nelle proprie case, oppure prediligevano vedute di canali o paesaggi rurali.
Il nostro iniziò quindi a mettere insieme la sua fortuna lavorando su commissione: dopo poco, però, scelse di non dipingere più espressioni quiete e interni di lusso, bensì le emozioni e gli stati d’animo dei suoi soggetti. Dai lineamenti del volto, dalle rughe e dai chiaroscuri, emergevano le loro personalità.
L’uso sapiente della luce e l’indagine psicologica non furono gli unici (seppur straordinari) punti di forza dell’artista: introdusse infatti il “gesto dinamico”, ossia dipingeva i soggetti in azione, immortalandoli in posizioni spontanee (è il caso di Lezione di anatomia del dottor Tulp, per esempio).

Nello stesso anno conobbe Saskia, ragazza colta e ricchissima, che sposò nel 1633, vincendo le resistenze della famiglia di lei. Divenuto molto agiato, acquistò una casa signorile ed un’enorme bottega. Nel 1642, a soli trent’anni, la donna si ammalò di tubercolosi e morì, poco dopo aver dato a Rembrandt Titus l’unico figlio sopravvissuto al parto. Pochi mesi dopo concluse La ronda di notte, commissionatagli dal notabile Banning Cocq.

Nel 1643 si innamorò della popolana Geertje Dirckx, che si prese cura del piccolo Titus e della casa. Per i benpensanti dell’epoca, ferventi calvinisti, fu uno scandalo: il pittore perdette amici e committenti.
Nel 1656 dichiarò bancarotta e perse tutto, compresa la collezione di antiquariato per la quale si era rovinato.
Geertje fu internata in manicomio, e l’ex compagno fu condannato a corrisponderle una pensione. Morì, in miseria, nel 1669.

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