Tre capolavori della Gemäldegalerie di Berlino

La Gemäldegalerie di Berlino è uno dei principali musei europei oltre ad essere un tassello imprescindibile tra le proposte artistiche e culturali della capitale tedesca. Il suo protagonista assoluto, a mio avviso, è l’Amore vincitore di Caravaggio, dalla straordinaria e folgorante bellezza, ma sono tanti i capolavori che meriterebbero di essere ricordati. Ne ho scelti tre sperando che possano stimolarvi a visitare al più presto questa straordinaria collezione.

S. Botticelli, San Sebastiano

Sandro Botticelli, San Sebastiano, 1473

Un malinconico San Sebastiano si staglia su un’ampia apertura paesaggistica. Il suo corpo, martoriato dalle frecce, è avvinghiato a un tronco mentre il volto non lascia trapelare sofferenza ma un’innaturale sensazione di malinconia. È il classico prototipo botticelliano, evidente in altri grandi capolavori come le Primavera e la Nascita di Venere conservate agli Uffizi di Firenze. Le morbide e compatte pennellate traducono sulla tela il groviglio mentale dell’artista, impregnato di filosofia neoplatonica e di una costante ricerca della perfezione. Altrettanto tangibili sono le sollecitazioni culturali fiorentine, soprattutto le reminiscenze dei Pollaiolo, la cui bottega era tra le più affermate della cittadina gigliata nella seconda metà del Quattrocento.

L. Lotto, Commiato di Cristo dalla madre

Lorenzo Lotto, Commiato di Cristo dalla madre, 1521

In un edificio classicheggiante, cinto da un’ipnotica sequenza di archi a tutto sesto da cui si scorgono alberi e piccoli animali, va in scena l’ultimo saluto di Cristo alla madre prima della partenza per Gerusalemme. Maria, consapevole del destino del figlio, sviene dal dolore alla presenza delle pie donne, dei santi Pietro e Giacomo Maggiore e della committente bergamasca Elisabetta Rota, la cui impassibilità non va confusa con indifferenza ma testimonia il suo profondo raccoglimento. Lotto è un unanimemente riconosciuto come sublime ritrattista ma anche nelle composizioni più affollate dimostra un talento cristallino: l’insofferenza verso i rigidi modelli classicisti si risolve in movimenti vorticosi, nella predilezione per una tavolozza squillante, e in accenti di esasperazione espressiva.

J. Vermeer, Donna con collana di perle

Uno sguardo fugace all’interno di una casa di una ricca famiglia olandese del Seicento. Al centro della tela ritroviamo una donna, dagli abiti eleganti e colta nell’atto di allacciarsi la preziosa collana. I suoi occhi sono rivolti, impassibili, fuori dalla finestra da cui entra prepotentemente un fascio di luce argentea. Intorno a lei una miriade di oggetti seminascosti: l’artista ne suggerisce la forma, l’usura del tempo e la consistenza materica. Tutto è in ordine, immobile, immortalato come in un’istantanea fotografica. Il maestro di Delft apre una finestra di una casa del suo tempo, dando prova della predilezione fiamminga per i dettagli e per i raffinatissimi effetti di luce. Un capolavoro che ammutolisce chiunque vi ci posi lo sguardo.

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