Sono passati oltre settant’anni da quel terribile 1944, quando la Ciociaria visse il dramma delle violenze perpetrate dalle truppe coloniali francesi. Gli Alleati avevano chiesto aiuto ai transalpini, temendo l’intensificarsi dei conflitti in Italia, e questi avevano spedito in loco i militari del CEF (Corpo di Spedizione Francese), capeggiati dal generale franco-algerino Alphonse Juin.

Il conflitto, iniziato a gennaio e conclusosi a maggio, vide i tedeschi fronteggiati da marocchini, tunisini, algerini e senegalesi; tra loro, i famigerati “goumiers”, bande di irregolari provenienti dal Maghreb. Vestivano abiti tradizionali, ampi e pittoreschi, e si lanciavano spesso in assalti all’arma bianca.
Una volta sfondata la linea difensiva tedesca, proseguirono verso i Monti Aurunici, dove si scatenarono contro i civili italiani.
Aizzati dai discorsi degli alti gradi francesi, che non avevano gradito la “pugnalata alle spalle” del 1940, i goumiers videro nei locali vere e proprie prede di guerra.

Il generale Alphonse Juin

Negli archivi comunali, nei museo riguardante la Battaglia di Cassino e nelle testimonianze orali, la memoria collettiva ha come capovolto il ricordo della guerra, tramandando il mito del “tedesco buono”.

Pare che Juin avesse lasciato due giorni di assoluta carta bianca alle sue truppe, per “ringraziarle” dell’impresa (si dice addirittura circolasse un volantino che le incitava a fare ciò, ma l’originale non è mai stato ritrovato): solo a Lenola, in provincia di Latina, furono stuprate quasi trecento donne tra gli undici e gli ottant’anni, oltre a diciotto uomini. Secondo alcuni testimoni, i tedeschi in fuga avrebbero consigliato di nascondere le donne dalla furia dei franco-marocchini (mentre gli abitanti del Lazio si aspettavano l’arrivo degli americani).
Episodi simili si verificarono in diversi altri paesi della zona, incluso Castro dei Volsci (Frosinone): il parroco del paese, Quirino Angeloni, scrisse di suo pugno un resoconto sugli orrori di quei giorni.

Gli ufficiali transalpini, che avrebbero dovuto garantire la legalità e tenere a freno i propri effettivi, chiusero un occhio (spesso tutti e due); ad Esperia, sempre in provincia di Frosinone, oltre settecento donne furono oggetto di violenze (oltre al curato del paese, don Alberto Terrilli, che fu a sua volta violentato e morì poco dopo).

Le cosiddette “marocchinate” proseguirono fino alla fine della guerra, ma fuori dai confini italiani: si ebbero casi simili in Germania nella primavera del ’45, in special modo nella cittadina di Freudenstadt, in Svevia.

Soltanto nel 1952 la questione toccò le aule del parlamento, quando la deputata comunista Maria Maddalena Rossi denunciò il dramma di quelle donne.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: