Fenomenologia fashion di una primavera annunciata e mai pervenuta

“Marzo pazzerello: guarda il sole e apri l’ombrello”
Non so esattamente chi sia responsabile dell’andamento climatico nei mesi primaverili, e lungi da me rischiare di cadere nella trappola di una bestemmia, ma vorrei sottolineare come quest’anno forse si sia andati un filino oltre.
Non ricordo di essermi comportato così male in passato da meritarmi come pena del contrappasso 4 giorni di pioggia ininterrotta alternati da uno di timido sole. O meglio: sì, forse di qualche sciocchezza mi sono reso protagonista, ma ero convinto di aver pagato pegno con la sequela di sventure che mi sommerge a giorni alterni.
Il problema, in fin dei conti, è quel solitario giorno di sole funzionale a coltivare quella speranza che, ça va sans dire, verrà delusa.
E se mai i giorni in cui il cielo si degna d’essere sereno dovessero essere due consecutivamente, sfido chiunque a riuscire a porre un freno all’impulso di appiccare un falò con i cappotti e i piumini invernali.

Finalmente il sole: posso tirar fuori la giacca di pelle”. So che l’avete pensato, è inutile che dissimuliate. Alla giacca di pelle rivolgiamo i nostri più dolci pensieri dall’Aprile scorso: ovvero, dall’ultima volta che sono trascorsi quei tre giorni – non uno di più – in cui è possibile indossare questo capospalle benedetto dal Signore (e non dagli animalisti) senza ibernarsi o sciogliersi.
Perché, sebbene possa sembrare un luogo comune, non esistono più le mezze stagioni. Sono perfettamente consapevole che l’aver scritto questa frase abbia depositato approssimativamente 50 anni in più sulle mie deboli spalle, ma allo stesso tempo sarebbe ipocrita negarlo. Non so chi ne sia responsabile – se il buco nell’ozono o il Mago Otelma, ma non si può fingere che da anni a questa parte si passi direttamente dall’inverno all’estate, senza una parvenza di soluzione di continuità.
E, a conti fatti, questo è un vero dramma per chi si interessa anche solo minimamente alla moda.

La primavera è la stagione migliore per l’abbigliamento: pantaloni leggeri, trench, golfini di cotone e, soprattutto, la momentanea dipartita dei collant color carne. Finalmente, infatti, le fanciulle potranno indossare le gonne senza che le loro gambe assumano quell’agghiacciante effetto satinato, come se si fossero appena immerse nell’olio Johnson.

Beyoncé Giselle “olio Johnson” Knowles-Carter

Qualora non doveste trovarne più in merceria, è altamente probabile che siano nella cabina armadio di Beyoncé.

Tocca ammettere, però, che queste rarissime giornate primaverili portano con sé anche aspetti sgradevoli: lo sanno bene i pendolari, tra i quali sono costretto ad annoverare il sottoscritto. Il pendolare – specie ben lungi dall’estinzione, purtroppo – è costretto a partire all’alba, quando ancora il sole non è sorto e, di conseguenza, non sa che quella che crede essere la consueta giornata invernale si rivelerà presto essere una sorprendente sequela apparentemente senza fine di ore in cui le temperature toccheranno di 20 gradi centigradi. Giubilo a corte! – se non fosse che, all’oscuro di questo incredibile dono di Andrea Giuliacci, il pendolare si è avvolto in numerosi strati di cotone, denim, lana, pile e piuma d’oca. Dunque, verso le 10 del mattino, il malaugurato pendolare comincerà a grondare cascate di sudore, costringendolo a spogliarsi di almeno 5 dei 9 strati di vestiti in cui si è avvolto nell’oscurità delle 5 del mattino. Naturalmente, lo zaino o la borsa che lo accompagnano in questo lungo peregrinare non saranno mai sufficientemente capienti da contenere quel quarto di guardaroba che il pendolare ha reputato essenziale indossare. Del resto, solo qualche ora prima era parsa un’idea brillante: chi si aspettava che in una sola giornata avrebbe dovuto affrontare il susseguirsi di tutte e quattro le stagioni (eventualità che credevo potesse concretizzarsi solo su una pizza)? Pertanto, sconfortato dal logorio dei trasporti pubblici, il pendolare si rassegnerà al suo triste destino di bestia da soma, dovendo trasportare il tutto a mano e maledicendo il giorno in cui i suoi genitori non l’hanno concepito nella forma di Dea Kali.

Bozzetto by @sara_pizzatti “Collezione Primavera-Estate 2018 Ermanno Scervino”

Le soluzioni non sono numerose: io, personalmente, ho deciso che affronterò questi mesi in crisi d’identità ignorando qualsiasi responsabilità di individuo adulto e trascorrendo le giornate comodamente in casa mia, regolando il termostato a mio piacimento.

Forse non è una soluzione funzionale sul lungo termine, ma, così facendo, ho come la sensazione di aver risolto anche l’annosa questione dell’abbigliamento nella mezza stagione – di fatto ripetutamente annunciata, ma mai realmente pervenuta: qualora il mio pigiama non tenesse caldo a sufficienza, infatti, potrei sempre avvilupparmi in una morbida coperta di pile.

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