Ogni pietra è un libro con tante storie da raccontare

Io e Daniele Moroni ci conosciamo da una vita. Siamo vicini di casa e amici da quando avevamo 16 anni. È un ragazzo alto, magro, con gli occhi verdi e uno spiccato senso dell’umorismo. È sempre stato portato per l’arte e il disegno, ne fa di bellissimi. Dopo tanto tempo che le nostre strade si erano separate, ora ci incontriamo sullo stesso treno per raggiungere Milano. Lui per raggiungere l’università, io il mio corso. Ho deciso di intervistarlo per capire cosa si cela dietro la sua scelta a dir poco ortodossa.

Cosa ti ha avvicinato alla geologia?

“Onestamente le cose che mi hanno avvicinato a questa bella scienza sono per lo più i documentari che guardavo da piccino. Mi capitava spesso di guardare programmi sulla storia della terra e in particolare sugli animali del passato e da ciò rimanevo affascinato. Successivamente a rafforzare questo interesse ci fu la serie de “Alla Ricerca Della Valle Incantata” (in particolare la prima bella fes) e cenni di scienze della terra fatti alle superiori.”

Cosa ci trovi di speciale nelle pietre?

“Domanda curiosa, spesso la gente non se ne cura d’altronde sono solo sassi e non hanno niente di speciale. Ebbene non è proprio così, ogni pietra è come se fosse un libro, ognuna di esse racconta una storia diversa da tutte le altre. È proprio dalle pietre per esempio che è possibile studiare e stabilire ad esempio il paleoambiente di una regione, o sempre da esse che si è scoperta l’esistenza dell’ormai scomparso Oceano Ligure-Piemontese.”

Mi sfodera uno dei suoi sorrisi enigmatici, come se si stesse beffando di me. Invece no, è semplicemente sorpreso.

Perché hai scelto un ambito così curioso?

“Dunque, si sicuramente è un ambito interessante, l’ho scelto perché mi permette teoricamente di accedere a ciò che voglio studiare in ambito magistrale: i mammiferi preistorici. Ci terrei a sottolineare inoltre che un’altra attività di particolare interesse che mi ha spinto a scegliere questo ambito è la possibilità di girare il mondo, cosa poco possibile in molti altri lavori; oppure l’andare a studiare zone geologicamente ancora sconosciute come per esempio la catena dell’Hindu Kush.”

Qual è l’episodio che ti ha spinto ad intraprendere questo cammino?

“Una vacanza sulle Dolomiti di Brenta tenutasi nell’estate del 2009. Non avevo mai visto prima monti come le Dolomiti e da quello spettacolo rimasi affascinato, da lì partì il mio interesse verso la montagna e di conseguenza anche verso la geologia di quelle montagne e poi di tutto il resto. Cito anche volentieri la campagna geologica svoltasi alla fine del mio secondo anno universitario in Val Zebrù (2-8 luglio 2017), in cui non facevamo altro che catalogare successioni rocciose in punti differenti della valle e a fine campagna venne alla luce il quadro che madre natura con le sue immense forze ha dipinto.”

Poi inizia ad elencarmi una marea di metalli rari che sono presenti negli smartphone. Non me ne ricordo neanche uno. Nomi troppo complicati. Ha proprio ragione: molto spesso non ci curiamo proprio dei sassi.
Il treno corre sui binari approdando, ondeggiando come una nave, presso la stazione di Milano.
Una nuova giornata ha inizio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: