La Notte degli Oscar® – Confessione di un (wannabe) fashion editor deluso

Ci è voluto all’incirca un quarto di secolo, ma sono finalmente giunto a comprendere quale sia il mio vero tallone d’Achille: le aspettative. Qualunque sia la circostanza, nulla mi fermerà dal crearmi aspettative fin troppo elevate, la cui delusione è scritta nel loro stesso codice genetico, nemmeno la consapevolezza di quanto poco siano radicate alla realtà.
Così, anche in occasione della Notte degli Oscar®, il mio assetto mentale era costellato da un esercito di aspettative che non aspettavano altro che essere disattese. E, infatti, così è stato.
Ma non rimpiango nulla: non rimpiango di aver trascorso 40 ore con alle spalle soltanto un’ora e mezza di sonno, non rimpiango di aver tifato fino all’ultimo per Lady Bird, e, soprattutto, non ho alcun rimpianto rispetto all’aver divorato tre quarti di dispensa con l’unico fine di rimanere sveglio.
Ma, in ordine di importanza, la delusione più grande me l’hanno riservata gli abiti.

Whoopi Goldberg in Christian Siriano

Nonostante, nel corso della sua storia, Whoopi Goldberg non abbia mai perso occasione di vestirsi male, sono costretto ad ammettere che non ero pronto a questo trionfo di taffettà a stampa floreale, che non riterrei adeguato nemmeno come fodera di un divano di una comune nel 1968. E, come se ciò non bastasse, Suor Maria Claretta ha avuto la brillante idea di abbinarci un paio di stivaletti da trekking.
Complessivamente, nell’insieme ricorda un po’ lo stile di Carmen Miranda; ma sappiamo tutti perfettamente chi è l’unico e il solo in grado di regalarci una reinterpretazione della Signora Miranda degna di questo nome:

There’s only one QUEEN, and her name is CRISTIANO

Viola Davis in Michael Kors

A fronte di questo tripudio di paillettes color chewing gum e pochette di raso cromaticamente abbinata, un solo grido si estende nella valle: spedite un cane antidroga a casa della stylist di questa donna.
In aggiunta, con buona pace di Guido Palau e Path McGrath, make-up artist e hair stylist si sono impegnati – fino allo stremo delle forze, direi – per contribuire a rendere Viola Davis il risultato di un esperimento di laboratorio volto ad incrociare Britney Spears ai tempi di Baby One More Time e David Hasselhoff di Baywatch. Rimpiango addirittura le spudorate parrucche da lei orgogliosamente indossate nei panni di Annalise Keating.
Che dire? Se questo era l’obiettivo, l’hanno centrato in pieno.

Maya Rudolph in Valentino

La celebre comica del Saturday Night Live doveva essere in evidente stato confusionale: com’è possibile che non si sia accorta di aver indossato un loden alla rovescia?

Elizabeth Moss in Christian Dior

Resta un mistero il motivo per cui la celebre casa di moda francese abbia deciso di confezionare un abito dall’altissimo potenziale dello stesso colore della carnagione dell’attrice, vale a dire “cadavere in avanzato stadio di decomposizione”. Non sono sicuro che Pantone l’abbia classificato con questa specifica etichetta, ma ritengo che sia fortemente esplicativa.

Camila Alves in Vivienne Westwood

Per chi non la conoscesse, Camila Alves è un’attrice – ben più nota per essere coniugata con Matthew McConaughey – per cui Vivienne Westwood non nutre particolari simpatie. O meglio: presumo sia così, altrimenti non si spiegano i motivi per cui le abbia confezionato una camicia da notte d’ispirazione messicana per calcare il red carpet degli Oscar.
Preso atto di ciò, i truccatori devono essersi adeguati al mood conferito dall’abito, decidendo di spedire sul tappeto rosso la propria cliente completamente struccata.
Un’altra ipotesi esplicativa, tuttavia, potrebbe essere la seguente: a casa McConaughey non funzionavano le sveglie. Il resto vien da sé.
Commento aggiuntivo di mia madre: “avrebbero quantomeno potuto stirarle l’abito”.
Come darle torto?

Kendall Jenner in Redemption

L’unica in casa Kardashian a poter vantare di vedere scritta sul proprio documento di identità una vera professione si è inspiegabilmente presentata al party successivo alla cerimonia degli Oscar vestita di una guaina contenitiva, probabilmente di proprietà di sua sorella Kim.
Il motivo per cui non fosse presente alla cerimonia ufficiale credo sia da attribuire al fatto che le guardie abbiano avuto l’ordine imperativo di impedire alle stripper di varcare le soglie del Dolby Theatre di Los Angeles.

Jasmine Tookes in Jean-Louis Sabaji

Talmente tante domande a cui non si trovano risposte che Alessia Marcuzzi definirebbe questa novantesima edizione degli Oscar “L’edizione dei misteri”. Tra le molteplici, anche la seguente: per quale ragione Jasmine Tookes ha deciso di avvolgersi nel cellophane? Forse che sotto si sia cosparsa di fanghi d’alga Guam? Che abbia fatto ricorso a Somatoline Cosmetics? Che sia passata ai preziosissimi suggerimenti di Gianluca Mech per Tisanoreica?

Haley Bennett in Christian Dior

In un mondo in cui prevale la ricerca di un equilibrio omeostatico, per ogni mistero che si crea ce n’è uno che viene risolto: ecco dov’è finita la droga che Francesco Monte avrebbe portato nella trasmissione, secondo le accuse di Eva Henger!

In conclusione, sebbene non si possa parlare di vestiti – dal momento che è quasi completamente nuda – ritengo opportuno inserire una menzione speciale a Bleona Qereti. Per quale motivo fosse presente al tradizionale after party organizzato da Vanity Fair non ci è dato saperlo; così come non ci è dato sapere chi sia questa donna e come si guadagni da vivere – sebbene un’idea, forse, ce l’avrei. Ad ogni modo, un plauso per il coraggio: non è da tutti presentarsi ad un party così esclusivo con addosso… beh, un bel niente.

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