Ode ad Anna – You need a fashion shower!

A suo tempo, Yves Saint Laurent scelse Loulou de la Falaise; Jean-Louis Dumas dal canto suo si ispirò a Jane Birkin e Grace Kelly, a cui finì per dedicare due borse (che oserei definire LE borse). Io, semmai il disegno provvidenziale dovesse destinarmi alla carriera di designer, non avrei alcun dubbio in merito a chi possa essere la mia musa: la sola, l’unica, l’inimitabile Anna dello Russo. Chi non conoscesse ancora la mitica Anna dello Russo, sappia che sta peccando di una grave mancanza.

Anna è colei che indossa un abito in tulle arricciato e rouches di pizzo della collezione Alta Moda di Dolce e Gabbana – con tanto di crinolina! – per accedere al check-in dell’aeroporto, quando per i comuni mortali è già tanto aspettarsi che non vi si rechino in tuta in triacetato.
Anna è colei che, ospite a I Menù di Benedetta, ammette candidamente di non avere assolutamente idea del motivo per cui sia stata invitata ad un programma di cucina e, altrettanto candidamente, dichiara che di quella cucina preferirebbe fare una cabina armadio.
Anna è quella donna che, nello stesso contesto di cui sopra, sostiene di essere crudista, vegana e – last but not least – yoghista (?), per poi dichiarare, con la nonchalance che la contraddistingue da sempre, che al salmone non sa proprio resistere, in quanto “vegana un po’ atipica”. Complimenti per la scelta del lessico: “cazzara” probabilmente non sarebbe stato un termine che Carla Gozzi definirebbe tres chic.

Anna è questo e molto altro.
C’è chi sostiene che Anna dello Russo sia ormai un po’ troppo agée per indossare determinate creazioni; altri ritengono che abbia l’età dei datteri e pertanto sia auspicabile che cominci a vestirsi come Barbara Palombelli. Dal mio punto di vista, Anna non ha età; e in quanto tale potrebbe serenamente aggirarsi in mutande o con i capelli tinti d’azzurro.
Ah, l’ha fatto sul serio.
E, come se non bastasse, le due cose non sono state proposte in contesti differenti: vedere per credere.

Anna dello Russo

Indimenticabile, poi, la sua Fashion Shower.
No, non faccio riferimento alla sua comica ALS Ice Bucket Challenge di un paio d’anni fa, unica occasione in cui è stata surclassata in quanto epicità da un’altra diva: Donatella Versace.
La Fashion Shower a cui faccio riferimento è un video promozionale per una linea di gioielli e accessori da lei stessa disegnata per H&M; nonché suo decalogo fashionista: se non ci fosse stata questa hit sapreste che “fashion is always unconfortable: if you feel confortable, you’ll never get the look”? Che una volta tradotto significa approssimativamente: se ti senti comodo in quello che indossi, stai ben certo di avere l’aspetto di un accattone.
A queste perle di saggezza si accompagnano anche suggerimenti un po’ più criptici e di più ardua codifica; ad esempio: “Indossa un cappotto a mo’ di vestito”. Spontaneamente, mi verrebbe da domandarmene il motivo; ma avendolo sostenuto Queen Anna non posso che concordare.

Sebbene da questa descrizione possa sembrarvi una psicotica con una pronuncia della lingua inglese equiparabile a quella di un importante esponente di sinistra (di cui non posso citare il nome per via della par condicio), lasciate che vi rassereni: avete ragione. Del resto, sfido chiunque a capire anche solo un 10% di quanto la mia personalissima musa ispiratrice vada qui sostenendo con sicurezza e intraprendenza inspiegabilmente avvolta in un miserrimo abito in latex

Tuttavia, Anna è anche una grandissima professionista. Stylist, fashion editor, direttrice de L’Uomo Vogue ed attualmente è fashion director per Vogue Giappone: tutto questo e molto alto in appena 35 kg di peso, probabilmente!

Nel corso dell’ultimo anno, la signorina Dello Russo ha mantenuto un basso profilo, a dispetto delle aspettative derivanti dal suo status di donna più fotografata alle fashion weeks. Ma il motivo di questa scelta è tutt’altro che deprecabile: anzi, lo definirei addirittura nobile. Anna, con l’aiuto del suo stuolo di assistenti, ha infatti catalogato tutto il suo archivio di abiti, con lo specifico intento di metterlo in vendita durante la settimana della moda milanese di questo mese, e – garantisce – a prezzi onesti (ma, per quanto concerne questo ultimo aspetto, vorrei ricordarvi che i criteri rispetto all’onestà di un prezzo sono fortemente arbitrari: non aspettatevi di trovare un abito haute couture alla modica cifra di 150 euro, insomma).

“I vestiti del mio archivio li voglio vedere vivi, su una ragazzina di quattordici anni magari”

Presumibilmente perché solo una bambina in età prepuberale potrebbe vestire la stessa taglia di Anna, il cui regime alimentare sospetto sia sovrapponibile a quello di un canarino.
Gran parte dei ricavati, inoltre, verranno in parte devoluti a delle charity; i restanti, invece, verranno destinati a borse di studio dedicate agli studenti di moda.
Ma non solo: 30 anni di carriera, di outfit carnevaleschi e – perché no? – colpi di genio verranno tutti raccolti in un pressoché immenso volume, del quale preferisco non figurarmi il prezzo. Ma, d’altronde, trattasi di arte: se si pensa che un collezionista privato ha sborsato 124 mila euro per un barattolo contenente le feci di Piero Manzoni, che saranno mai un centinaio di euro da destinare a una raccolta fotografica?

“Il linguaggio della moda è un linguaggio internazionale, non ha confini.”

Ora vi è chiaro perché la considero la mia musa?

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