Il coaching secondo Matteo Barbieri

Trovare un parcheggio vicino a piazzale Arnaldo è sempre un dramma. Che sia mattina, che sia sera, che sia notte, è una battaglia. Per miracolo riesco a trovare un posto, mi avvicino al parchimetro e un personaggio goffo e dalla circonferenza di una ciambella di salvataggio mi nota. Pago il parcheggio e noto sempre che mi osserva. “Un caffè?” mi domanda con un’aria per dire, te la controllo io la macchina, vai tranquillo. Era un parcheggiatore, “Già la vita è difficile per lui, non vuoi dargli una mano?” penso. Allora con molta grazia e gentilezza gli dò una moneta “Un modo molto originale per chiedere di essere pagati”. Ride con la naturalezza di un bambino e mi saluta garbatamente. Entro da Zilioli, una pasticceria rinomata per la bontà delle sue brioche e la qualità del caffè. Mi aspetta Matteo Barbieri, coach (aiuta le persone sia in abito personale che in azienda). Una persona gentile e dai modi garbati. Un paio d’occhiali sovrasta il viso pacato, appoggiato sul naso importante e il sorriso a portata di mano.
Classe 1974, è docente di un corso di comunicazione interpersonale che ho frequentato il mese passato. Prendiamo posto e ordiniamo due caffè. Una cosa che mi ha colpito è la sua professione, che si occupa di coaching non solo a livello individuale, ma anche a livello aziendale. Incuriosito da questa tipologia di lavoro, ho chiesto di chiarirmi di cosa si occupa.

Cosa s’intende con Coach?

È una domanda a cui molto spesso mi trovo a rispondere, ed è una domanda importantissima perché questa figura in Italia è poco conosciuta, se non in aziende molto strutturate, questa figura è utile allo sviluppo del potenziale di ognuno di noi.
Nel mio lavoro aiuto le persone nei momenti difficili della loro vita come ad esempio può essere per superare un lutto,superare le difficoltà della nostra vita in determinati momenti per noi complessi  o nel raggiungere obiettivi che possono essere belli e piacevoli. Ma spesso e volentieri incontro sempre più persone che hanno problemi da risolvere. Il supporto del coaching è molto più diretto e veloce, affronta il problema nel presente risolvendolo direttamente in unica sessione (incontro dalla durata di ben 2 ore), evitando di analizzare nel passato tutta una serie di ragionamenti o problemi già vissuti.  Oggi la persona non ha più voglia di andare a scavare nel passato, è un procedimento molto lungo. L’aiuto del coaching è fondamentale perché non da consigli, ma attraverso delle domande che sono fatte per instillare nella persona dei ragionamenti che, grazie ad essi, riesce a trovare una soluzione al problema. Con questi stimoli la persona va a pescare le risposte e riesce a sbloccarsi.

Che percorso ha compiuto per diventare coach?

Il mio percorso inizia negli anni 2000, quando nella mia attività principale (posa dei pavimenti in legno, n.d.r.) c’è un cambio generazionale. Inizio a lavorare con mio papà e lui inizia a darmi delle responsabilità, con cui riscontro alcune difficoltà a relazionarmi coi clienti. Questo perché ho sempre avuto un carattere vivace, scontroso e un po’ diretto.

Quali sono state le sue prime difficoltà?

Una delle prime difficoltà che ho affrontato è stato quando i clienti confrontavano il lavoro che facevo e quello che faceva mio papà, ma il livello qualitativo era lo stesso. Quindi mi sono chiesto “Perché il mio lavoro viene percepito in modo diverso?” ed ho incominciato a frequentare un corso di comunicazione analogica una disciplina estremamente forte e pesante. Questo percorso, che è stato lungo più di un anno, mi ha permesso di lavorare su me stesso e a conoscere tantissime dinamiche della testa delle persone oltre che le mie. Tra queste c’erano delle tecniche di vendita forti e potenti. Nell’utilizzo di questo sistema inizio a concludere contratti grossi e importanti e il rapporto con le persone cambia drasticamente, ottenendo grandi risultati. Però Questa materia mi spaventò, perché va molto nel profondo e una parola detta in più diventa pericolosa, però non ne ero a conoscenza. Inizio a fare altri corsi, fra cui un corso base in programmazione neurolinguistica (PNL). Mi si è aperto un mondo, perché sono venuto a conoscenza dell’esistenza di una scuola in questa materia, NLP Italy, la scuola di Pnl e coaching più importante e più riconosciuta in Italia. Grazie alla frequentazione di questa scuola e avendo superato brillantemente il master in Pnl e coaching sia in life che business ho sconvolto completamente l’azienda: sistemi di pagamento, le relazioni coi clienti, gestione delle obiezioni, formulazioni dei contratti. Grazie alla specializzazione nel business sono riuscito a rendere ancora più efficaci i cambiamenti all’interno dell’azienda.

Che differenza c’è fra Coach e Trainer?

Il Coach ha solo alcuni elementi di PNL, invece il Trainer ha una serie di elementi che il Coach non possiede. La grossa differenza è che chi è Trainer fa raggiungere determinati obiettivi molto più complessi al cliente che poi rimangono. Il Trainer ha più strumenti di lavoro rispetto al coach, inoltre il Trainer è certificato per poter divulgare, insegnare la pnl e inoltre può formare i coach.
Nella formazione di trainer viene creata un’etica ben precisa e viene dato accesso a parte dell’utilizzo della ipnosi. Non può essere utilizzata in modo palese. Ma attraverso metodi ben precisi e specifici si può riuscire ad eliminare svariati ricordi che sono nocivi alla persona e aiutare a migliorarla. Il Trainer può insegnare e divulgare la PNL alle persone, il coach no.
Nel percorso di Trainer devi possedere una conoscenza molto approfondita della PNL e devi saperla spiegare a tante tipologie di persone diverse.

In Italia, il mondo della PNL, ha uno sviluppo?

Il mondo della PNL ha avuto uno sviluppo molto forte, come tante altre attività e professioni. Al giorno d’oggi è una delle attività più riconosciute e retribuite, però come tutte le professioni ha i suoi pro e contro: la PNL ha si uno sviluppo, lo sta avendo. Ci sono persone che la vedono in maniera manipolativa, come uno strumento che non può funzionare e persone che lo vedono come un metodo per cambiare la vita. Il mondo della PNL ha ancora tanto spazio e molto sviluppo nei prossimi anni.

Ti va di raccontarmi uno dei casi più soddisfacenti che hai incontrato sulla tua strada?

Un giorno ho ricevuto la telefonata di un padre. Mi ha parlato di suo figlio, 16 anni, con alcuni problemi. Ascolto le parole di questo signore e mi faccio un quadro generale della situazione. Poi arriva il giorno dell’incontro con il ragazzo fissato nel mio studio. Marcello (nome di fantasia) mi dice di essere dislessico e balbuziente, è chiaramente agitato e con tanta ansia addosso. Io mi attengo al ruolo di coach e ascolto cosa vuole Marcello, perché è quello il mio ruolo e il mio compito umano e professionale. Dare serenità a questo ragazzo, fornirgli strumenti utili per accrescere la sua autostima, fargli capire che può condurre una vita soddisfacente nonostante i suoi problemi. Parlo con lui, riflettiamo assieme, cerchiamo di andare alla radice del problema e mi confessa di percepire i suoi problemi come insormontabili. Mi racconta, però, un dettaglio molto importante: non ha sempre parlato in modo difficoltoso, la balbuzie l’ha sviluppata negli anni. Non riuscendo a convivere con la dislessia, è come se Marcello si fosse auto punito iniziando anche a parlare male. Sento tanta empatia per lui, è un lavoro duro e difficile ma decido di scommettere, su Marcello e su me stesso come professionista. Con le giuste parole, il giusto tono, le giuste tecniche, tanta pazienza, Marcello recupera fiducia, elimina almeno in parte stress ed ansia e inizia a capire che con la dislessia si convive. La nuova fiducia e autostima in crescita lo calmano e lo rendono più consapevole. Poi accade una cosa meravigliosa: quando il padre arriva per pagare la sessione chiede come è andata. Io taccio. Lascio parlare Marcello. Parla in modo molto più rilassato, fluente, ha acquisito sicurezza e stupisce a tal modo il padre che quest’ultimo si commuove. Grazie al coaching ora Marcello non balbetta più ed è sulla buona strada per recuperare positività, voglia di fare e fiducia nel futuro, ma sopratutto nel presente della sua giovane vita di ragazzo.

La conversazione prosegue sull’efficacia delle micro-espressioni facciali rispetto al linguaggio corporeo, che può essere molto approssimativo. Dopo aver pagato il nostro caffè ci salutiamo, e m’incammino verso la macchina.
Riuscire a risolvere i conflitti interiori che colpiscono donne e uomini nella propria vita grazie all’arte dialettica e delle nozioni di Coaching è davvero incredibile. Chissà quali sviluppi ci saranno nel campo delle neuroscienze e fin dove si spingeranno.

“La vita non è come dovrebbe essere. È quella che è. È il modo di come la affronti che fa la differenza.”

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