Navigando nel mare magnum della rete, ormai lo sappiamo, ci si può imbattere praticamente in qualsiasi cosa. Come avessimo bisogno di ulteriori conferme, il celebre tabloid inglese Daily Mirror, che continua imperterrito a rimestare nel torbido per svelare la “verità”, ha dedicato un po’ di spazio sul suo sito alla teoria che vorrebbe il leggendario gruppo prog dei Supertramp “coinvolto” nell’11 settembre.

Niente paura: Roger Hodgson e soci non dovrebbero aver preso parte alla strage, ma semplicemente avrebbero cercato di mettere in guarda l’umanità attraverso la copertina del loro album più conosciuto, Breakfast in America (uscito nel marzo del ’79). Sulla stessa campeggiano una pettoruta cameriera ed il panorama aereo di Manhattan (dovrei scrivere skyline, ma vabbè), reinterpretato con piatti, tazze, tazzine e pietanze. Il tutto, giova sottolinearlo, ci viene mostrato attraverso l’oblò di un aereo.

La copertina dell’album

Se poi posizioniamo l’album davanti ad uno specchio (dovrebbe essere la prima cosa che ci viene in mente, posata la fiaschetta) potremo notare come la U e la P nascoste dietro le Torri formino la tragica data, 9 11 (letta all’uso anglosassone). Il bicchiere di succo d’arancia che la rubiconda signora tiene in mano sarebbe invece (sempre secondo il Daily Mirror) la palla di fuoco che attraversa le strutture. L’attacco terroristico ebbe luogo attorno alle 9 del mattino, ora locale, quindi l’ora della colazione in America, Breakfast in America, appunto. Il retro di copertina raffigura un altro aereo in volo nel cielo.

Indizi inconfutabili, o no?

Proseguendo nel deliquio, il sito ci suggerisce come “Super” e “Tramp” possano rivelarsi sinonimi di “Great” e “Whore” ovverosia la “Grande Meretrice”, soprannome che la città di Babilonia aveva meritato nell’Apocalisse di Giovanni. A questo punto è lecito immaginare il nostro articolista come un profondo conoscitore del significato di “proiezione”: come scrisse Gustav Jung ne I simboli della Trasformazione:

“il vantaggio della “proiezione” consiste nel fatto che ci si libera definitivamente di un conflitto penoso: ne divengono responsabili un’altra persona o circostanze esterne.”

Marcello Bellini
marcomarcellobellini@libero.it
Nato nell'anno della rivolta di Timișoara, laureato in lettere moderne e filologia, mi piacciono Derrick, il televideo, Leland Palmer coi capelli bianchi, Sirmione, le capriole di Martins e la scucchia di Carlo V. Da grande vorrei essere come Steve Jobs: morto.

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